Giampaolo ProniCorso di Teoria dei linguaggi, 1999-2000Dispensa
La comunicazione si
ha quando un soggetto produce dei segni per un altro o quando un soggetto
ritiene che un segno sia prodotto da un altro soggetto.
|
| Nella
nozione di comunicazione è implicato il concetto di altro.
Può sembrare un concetto di tipo etico, ma è anche
un concetto cognitivo. L'Altro è un individuo separato
ma incluso in un'identità comune, il che rende necessaria
la comunicazione, cioè un atto intenzionale e mediato dai
segni (dunque semiosico). Nel momento in cui un sistema vivente riconosce un segno come inviato da qualcuno, o produce un segno per qualcuno, attribuisce a questo soggetto tratti simili ai propri. Il linguaggio delle api funziona all'interno degli orizzonti di attese e dei comportamenti abituali delle api, implica che un'ape lo riceva e che un'ape lo abbia emesso. Non ha altro scopo né altro senso. Ecco perché si dice che la comunicazione costituisce la società e le organizzazioni di ogni tipo (aziende, eserciti, ecc.). L'altro può essere 'istituito' in modo virtuale dal discorso, come quando ci rivolgiamo all'auto che non vuole partire o parliamo a un animale domestico, ma è necessario che il sistema cognitivo sia in grado in qualche modo di rappresentarlo internamente. |
In sintesi diciamo che
la comunicazione riguarda segni prodotti intenzionalmente cioè
con uno scopo.
Il discorso è un
evento, cioè inizia e finisce nel tempo e nello spazio e coinvolge
i soggetti che vi prendono parte. (I segni sono relazionali in sé).
| La lezione
che facciamo è un discorso, che è iniziato e finirà,
si svolge in questo spazio e nel tempo di due ore in questa giornata, e
coinvolge quelli che sono presenti in questa aula.
Una commedia di Goldoni, una sinfonia di Beethoven, un film, quando sono eseguiti o riprodotti per un certo pubblico in un certo spazio-tempo, sono discorsi. |
Questo è ciò
che un discorso è.
La produzione dei discorsi
avviene attraverso un comportamento definito pratica discorsiva.
Il discorso può
avere diverse caratteristiche.
| Esiste un
grado zero della comunicazione? E' raro, ma esiste. E' il caso di alcune
forme di psicosi, o di emittenti radiofoniche o TV prive di qualsiasi strumento
di monitoraggio dell'audience o del gradimento, o di libri pubblicati sui
quali nessun parere viene mai raccolto. Parliamo in questi casi di 'pseudocomunicazione'
o di 'comunicazione autistica'.
E' comunque importante capire perché in questi casi la comunicazione viene contraddetta, annullata. |
La comunicazione può
essere descritta anche rispetto alla posizione dei partecipanti.
La comunicazione paritaria
può essere one-to-one, o many-to-many, con tutti i
gradi intermedi, ovviamente. Il primo è il caso di una normale telefonata,
il secondo quello di una folla che indossa costumi di carnevale, o di uno
stadio in cui le tifoserie inviano messaggi l'una all'altra e agli spettatori
neutrali.
La comunicazione non-paritaria
è generalmente one-to-many ma può essere anche many-to-one,
come nel caso di un servizio clienti, o di una manifestazione di protesta.
| Un soggetto può comunicare con sé stesso? Nella comunicazione vi sono sempre almeno due soggetti. Quando parliamo da soli di fatto ci rivolgiamo a un altro noi stesso, come nel diario: scrivere a sé stessi. |
Una traccia di enunciazione è presente in qualsiasi testo, perché i messaggi sono entità relazionali, e quindi sono costruiti in relazione a un destinatario.
Ma è possibile
anche produrre testi senza che vi sia un discorso in atto, cioè
senza che sia in atto una comunicazione. Per esempio scrivere delle note,
dipingere un quadro. In questo caso il discorso è virtuale,
ma il testo è stato prodotto con la prospettiva di usarlo in un
discorso.
Questi testi sono programmativi,
perché sono prodotti affinché il ricevente interagisca con
essi attualizzandoli, come un programma di computer.
In sintesi: un testo
è la registrazione di un discorso enunciato o allo scopo di enunciarlo.
| Gli oggetti,
gli edifici, gli ambienti, sono testi? Indubbiamente vi sono molti manufatti
dell'uomo che non sono prodotti per comunicare, ma per altre funzioni.
Un utensile svolge un lavoro, un edificio serve a ospitare una funzione,
un ambiente offre uno spazio per determinati comportamenti.
Tuttavia essi possono essere inseriti in pratiche discorsive, vale a dire, possono avere un aspetto comunicazionale. Un utensile può essere usato per simboleggiare il lavoro che si svolge con esso (la chiave inglese come simbolo del lavoro meccanico, la squadra come simbolo del lavoro del muratore, ecc), un edificio può comunicare la funzione che ospita (la chiesa con facciata e campanile, la scuola con le grandi finestre, la bandiera sull'edificio pubblico), un ambiente può rappresentare caratteristiche dei suoi abitanti (arredi di lusso per indicare la ricchezza, quadri e oggetti per simboleggiare la sensibilità artistica, foto e cimeli per indicare l'attività preferita, ecc). Nel caso di oggetti non prodotti a scopo comunicativo, non è corretto parlare di testi, perché la loro struttura non ha lo scopo di registrare un discorso. E' però possibile analizzare le pratiche discorsive in cui sono inseriti e testualizzare tali discorsi, cioè registrarli. |
L'analisi e lo studio
della comunicazione possono indirizzarsi ai testi o ai discorsi.
Tuttavia, salvo le eccezioni
di uno studio sul campo che produce subito le sue conclusioni, per analizzare
un discorso bisogna testualizzarlo, cioè registrarlo in un
testo. Perciò la maggior parte di studi di comunicazione sono studi
di testi.
A sua volta, se un testo enunciato viene registrato subisce una testualizzazione.
Interessante è
il caso della musica. Quando il testo dello spartito viene eseguito, abbiamo
la discorsivizzazione di un testo programmativo. Se l'esecuzione viene
registrata si produce un nuovo testo, registrativo perché registra
un discorso, programmativo perché il nuovo testo prevede innumerevoli
enunciazioni. Se un DJ propone il brano musicale in una discoteca, il testo
viene di nuovo discorsivizzato. Se qualcuno registra in audio e video le
persone che ballano alla musica, ecco di nuovo un testo, che include diversi
livelli di discorsivizzazione e testualizzazione. Si parla anche, in questi
casi, di diversi livelli di enunciazione (enunciazione enunciata).
| Mentre in fisica il soggetto (l'osservatore) si ritiene standard e le sue caratteristiche soggettive non dovrebbero avere influenza sui fenomeni (è sufficiente che sia un essere umano medio) in semiotica il soggetto fa parte del fenomeno semiosico, a causa della natura relazionale del segno. Di fronte a un simbolo (come il linguaggio) è necessario -per interpretarlo- conoscere la convenzione che connette representamen e oggetto. E i discorsi sono quasi tutti segni di tipo simbolico. |
Il testo ha un'interpretazione
media, cioè una relativa stabilità nel sistema cognitivo
di una comunità di interpreti.
Tuttavia un testo, essendo
un'entità semiotica, cambia con la comunità degli interpreti
entro la quale vive.
| La Divina Commedia, per esempio, non è oggi quello che era nel XIV secolo. Anche se è composta dalle stesse parole, il suo significato non è più quello dal punto di vista lessicale, tanto che è necessario un paratesto critico per comprenderla. Dal punto di vista culturale non fa più riferimento alla competenza media del tempo: oggi nessuno crede che inferno e paradiso siano come Dante li dipingeva. |
Il testo possiede dei
confini
e una articolazione, cioè ha una sua stabilità spazio-temporale
e viene percepito come composto di parti (che sono segni anch'esse) disposte
nel tempo e nello spazio e connesse tra loro.

La maggior parte di voi
avrà riconosciuto Gesù Cristo, nella particolare raffigurazione
detta 'Cuor di Gesù'.
Nelle prime lezioni abbiamo
visto come sia possibile separare i diversi livelli di organizzazione della
percezione, per esempio nella costruzione di immagini tridimensionali o
di immagini ambigue, ma abbiamo visto anche che nella maggiora parte dei
casi è difficile essere coscienti di questa separazione.
Ora vediamo lo stesso
problema a un livello superiore di organizzazione.
Osservando questa immagine,
siamo in grado di vederla come potrebbe vederla una persona che non sa
nulla della tradizione cristiana?
Possiamo dire che vi
sia un livello al quale 'vediamo' un giovane uomo vestito all'antica e
successivamente 'vediamo' Gesù?
Possiamo dire che 'giovane
uomo in tunica e mantello' è il representamen e che 'Cuor di Gesù'
è l'Interpretante?
Andiamo per ordine:
1. è evidente che per formare l'Interpretante 'Cuor di Gesù' dobbiamo attivare porzioni di conoscenza (Enciclopedia) di tipo culturale e non semplicemente percettivo.
Le conoscenze culturali non sono così facili da discriminare: è difficile per chi è stato educato in ambiente cristiano capire come potrebbe interpretare questa immagine una persona senza questa porzione di enciclopedia. Per esempio, come potrebbe interpretare il 'cuore' che appare nel petto del Cristo? Saprebbe riconoscerlo, dato che è mostrato in forma iconografica, cioè comprendente tratti iconici e simbolici?
2. è difficile stabilire attraverso quali livelli passa la nostra interpretazione. Se possediamo la conoscenza specifica riconosciamo immediatamente il 'Cuor di Gesù', e non prestiamo particolare attenzione al fatto che Gesù indossi una tunica e un mantello, a quale periodo storico appartenga questo abbigliamento e se mai vi sia stato un periodo in cui qualcuno si vestiva così, ecc. Siamo all'interno di un 'codice iconografico', cioè di una regola simbolica che prescrive caratteri precisi per l'immagine. Gesù ha sempre i capelli lunghi, la barba, la tunica ecc. Il riconoscimento avviene in modo completo e immediato sulla base di due elementi fondamentali: Gesù e il 'Cuore', che compongono l'immagine iconografica del 'Cuor di Gesù', così come ci è stato insegnato a riconoscerla. L'iconografia prescrive anche che Gesù indichi con un dito o con la mano il proprio cuore circondato di spine e sormontato dalla fiamma. L'identificazione di due elementi primari del testo è un'ipotesi, ma in realtà siamo partiti da un'interpretazione già definitiva. Se qualcuno non possiede la nostra stessa conoscenza può partire da una diversa interpretazione e individuare altre parti nel testo.
3. Non è possibile dall'osservazione della propria attività interpretativa e di quella di altre persone ricostruire un percorso lineare di segni-interpretanti e altri segni. Tuttavia, attraverso alcune osservazioni e l'uso della logica possiamo affermare che l'interpretazione di un testo come quello in esame è un processo in cui vengono attivate porzioni di conoscenza molto varie a seconda del discorso in cui il testo è inserito, e che l'analisi rivela come la corretta comprensione deve spiegare abduttivamente tutti gli elementi semplici dell'immagine (identità del personaggio, significato dei gesti e dei componenti -abiti, cuore, colori- ecc) attivando i contesti culturali adeguati.
Possiamo pensare all'interpretazione
come l'attivazione di una rete di unità cognitive che includono
livelli di organizzazione sensoriale-percettiva, culturale, personale,
sociale ecc. (cfr. Deleuze e Guattari, Rizoma).
La semiotica ha cercato
di separare un livello di forma dell'espressione, cioè di
forma senza significato, dal livello del contenuto, cioè
del significato. Tuttavia, esiste un substrato fisico che veicola il contenuto,
ma è difficile stabilire un livello formale senza significato, dal
momento che la forma è di per sé un'entità semiotica.
Nel caso della nostra
immagine, possiamo certamente separare la figura dallo sfondo, ma è
difficile affermare che lo sfondo scuro sia privo di contenuto. Allo stesso
modo, le linee della veste o l'alone di colore chiaro attorno al capo di
Cristo, presi di per sé, non hanno significato, ma nel contesto
significano le pieghe o l'aureola.
Possiamo perciò
evidenziare in questa immagine (come in ogni immagine) elementi più
o meno primitivi nel senso che forme semplici, linee e colori non sono
divisi in parti. Tuttavia l'interpretazione si costruisce in tempi rapidissimi
nella nostra mente e le parti si evidenziano solo successivamente, articolate
in unità di contenuto che sono o meno divisibili a loro volta in
parti.
L'analisi del testo inizia
comunque con la ricezione del testo, perché è impossibile
per un interprete interagire con un testo senza interpretarlo.
Le tre fasi dell'analisi sono:
Analisi sintattica
Analisi semantica
Arrivati al livello più basso (o al livello al quale si sceglie di fermarsi), si procede ai passi seguenti:
Inserimento del testo
in un modello discorsivo che consenta di formulare ipotesi sulle strategie
di comunicazione e sugli effetti.
| 'Iconografico' è un codice che prescrive con precisione come raffigurare una persona o un evento allo scopo di riconoscerlo e come dotarlo delle componenti simboliche prescritte. Così, Santa Lucia deve avere il piatto con gli occhi, un vigile urbano il casco e la paletta, Napoleone il cappello a feluca e la mano nella redingote, e così via. Il 'Cuor di Gesù' è una tipica immagine iconografica. |
Al di sotto di queste
parti vi sono solo colori e linee, aree chiare e scure. Possiamo fermarci
a questo livello, le cui componenti hanno significati assai primitivi.
Sotto questo livello
vi è il substrato materiale, il representamen.
Possiamo stabilire in seguenti livelli di articolazione:
I capelli e la barba del
Cristo, nel nostro caso, formano una cornice del volto dal momento che
lo circondano da ogni lato. Così la mano sinistra è vicina
al cuore, la corona di spine è sovrapposta al cuore stesso.
Il cuore si trova nel
centro spaziale dell'immagine, e (come il volto) è circondato da
un alone di colore giallo-oro.
Il cuore si trova anche
al centro di una linea quasi orizzontale che congiunge le due mani e in
verticale con il volto di Gesù.
Il colore che irradia
dal cuore è simile per forma e leggermente più caldo come
tonalità rispetto a quello che irradia dal capo di Cristo e al colore
giallo dell'interno del mantello.
Il colore interno del
mantello o toga riprende la luce che circonda il cuore e il capo di Gesù.
Simbolica (cioè
convenzionale) è la relazione tra il cuore e il resto della figura:
infatti non si tratta di una raffigurazione realista, poiché il
cuore è come 'sospeso' sul petto di Cristo, simbolo iconico del
suo amore e del suo sacrificio. Si tratta di una convenzione prescritta
dall'iconografia.
In sintesi, vi è
una sola figura nell'immagine ed è costruita seguendo un codice
iconografico con una sintassi data e perfettamente rispettata.
La sintassi iconografica
rispetta le regole della prospettiva tradizionale: le superfici 'esterne'
(rispetto allo sguardo del ricevente) si ritengono coprire quelle 'interne',
cioè -p.es- la vesti coprono il corpo di Gesù, le braccia
si proiettano leggermente davanti al corpo ecc.
Fa eccezione il cuore,
che viene raffigurato in modo simbolico, in uno spazio non fisico ma spirituale,
quindi non descrivibile come 'esterno' o 'interno' al corpo.
| Sintassi descrittiva
e prescrittiva, del discorso e del testo
La sintassi serve a descrivere
le relazioni tra le parti di un testo e a stabilire le regole per costruirle.
|
Cominciamo a dare significato
ai colori e alle linee.
I colori costruiscono
sulla figura diversi effetti di luce. Il chiaro-scuro ha infatti
lo scopo di riprodurre l'effetto della luce. La luce arriva sulla figura
dal di fronte e leggermente dall'alto (notiamo l'ombra del naso).
Si impasta densamente
con le pieghe degli abiti e il volto, a causa dell'oscurità dello
sfondo. La figura perciò sembra emergere dal buio alle sue spalle,
andando incontro alla luce.
A questa luce 'ricevuta'
si aggiunge la luce 'emanata' dall'aureola attorno al capo e al cuore.
Questa luce però non provoca effetti luminosi su ciò che
la circonda: è simbolica e non indicale.
Gli abiti sono su due strati: la tunica bianca bordata d'oro e il mantello rosso con interno giallo. Il bianco può significare purezza (ma è anche il colore tipico delle tuniche indossate internamente), il rosso certamente simboleggia sangue, quindi martirio, l'oro regalità. L'oro è però anche il colore usato per la luce emanata, e la sua presenza nel risvolto del manto può significare la luce interna di Gesù, la sua regalità nascosta.
Il volto ha i tratti tradizionali del Cristo: occhi tristi, capelli lunghi sulle spalle, barba e baffi. Il capo è leggermente reclinato. Questo può significare sottomissione alla volontà del Padre e compassione verso gli uomini.
Le mani sono in due posizioni
codificate dalla iconografia. La mano sinistra mostra la ferita dei chiodi
della croce, o stimmate. Questo dimostra che si tratta del Cristo
dopo la resurrezione.
La mano sinistra è
in rapporto indicale (prossimità) con il cuore: in alcuni quadri
usa proprio l'indice per indicarlo. Ciò significa che Cristo vuole
attirare l'attenzione sul proprio cuore. Il Cuor di Gesù è
infatti una pratica devozionale specifica, nata e sviluppatasi all'interno
della ritualità cattolica. Il cuore di Gesù è simbolo
dell'amore infinito di Gesù per il Padre e per gli uomini, ma anche
del dolore sofferto a causa dei peccati e per la salvezza degli uomini.
E' quindi questo aspetto che la figura di Gesù vuole indicare con
la mano sinistra.
La mano destra invece
esegue il gesto della benedizione, anch'esso ampiamente codificato.
I gesti delle mani sono
morbidi, rilassati, regali.
| Intertestualità:parliamo
di intertestualità quando l'interpretazione di un testo fa riferimento
ad altri testi. Il genere, per esempio (giallo, fantascienza, natura
morta, opera lirica), è una categoria intertestuale, perché
dipende dal confronto di diversi testi.
I riferimenti intertestuali impliciti sono molto presenti in quasi tutti i testi. Un testo può comprendere riferimenti intertestuali espliciti. Per esempio, citazioni, personaggi o situazioni comuni, o vere e proprie imitazioni, come nella parodia, che è un genere intertestuale per eccellenza. |
Il cuore ha dentro di sé quattro elementi: il sangue che scaturisce simboleggia la nascita e la crescita della Chiesa dalla passione di Cristo; le spine la sofferenza inflitta dai peccati umani, la fiamma potrebbe essere l'amore inesausto, la croce la testimonianza (martirio) e l'obbedienza al Padre.
La luce che emana dal cuore serve a segnalarne indicalmente e simbolicamente l'importanza ma può simboleggiare la grazia che ne viene diffusa. L'aureola attorno al capo è simbolo di divinità, santità.
Le relazioni semantiche
tra le parti costruiscono principalmente, attraverso il panneggio e l'orlo
dorato della tunica (contorno regale), l'incrocio della verticale volto-cuore
e della orizzontale tra le due mani (croce), la posizione del cuore come
interna, preziosa, centrale.
Lo stesso sommarsi nella
figura del cuore di simboli diversi, ne fanno un discorso articolato, quasi
un'immagine nell'immagine.
Il cuore di Gesù
è perciò il sancta sanctorum, qualcosa di interno,
da raggiungere con un atto di devozione.
La figura nel suo complesso emerge dall'oscurità in modo progressivo, graduale, come sollevandosi, e andando verso la luce. Si può quasi pensare a Cristo che esce dal sepolcro, se non fosse che l'iconografia impone al Cristo risorto altre caratteristiche.
Per costruire però
il significato complessivo dobbiamo attivare la messa in discorso del testo.
La costruzione a cerchi
concentrici dell'immagine ci fa pensare che il culto del cuore di Gesù
sia una devozione, per così dire, di ordine interiore (rapporto
intimo, sentimentale, passionale) e in un certo senso 'esoterica', cioè
riservata a particolari sensibilità e disposizioni.
Il gesto di Gesù
infatti
indica il cuore, e in questa esposizione di qualcosa di
interno (il cuore è l'organo interno per antonomasia) c'è
un atto di rivelazione. Gesù rivela la sua sofferenza
interiore. Con ciò invita a pensarla e ad amarla, quindi a condividerla.
La devozione del Cuor
di Gesù prende le mosse infatti dalla meditazione sulla 'presa in
carico' che Cristo fa del dolore dell'umanità e per l'umanità.
Si tratta di entrare
nell'intimo di Gesù, di considerare i suoi sentimenti, la sua interiorità.
Questo ingresso è
iconizzato nella simmetria centrale e nel carattere interiore del cuore.
Il fedele, attraverso la contemplazione di questa immagine, deve entrare
nell'animo di Gesù, attraverso la sua sofferenza.
Lo spazio in cui penetra
è comunque regale (l'oro) ed emana grazia (la luce).
La strategia dell'emittente
(attraverso l'applicazione del codice iconografico) è quella di
proporre al credente un'immagine che illustri la teologia del Cuor di Gesù
e lo coinvolga sentimentalmente e intimamente attraverso il volto e i gesti.
L'effetto si muove su
due direzioni. La lettura teologica del cuore di Gesù richiede la
conoscenza del codice simbolico. Ma anche un devoto che non la conosca
può arrivare ad un'interpretazione corretta attraverso la considerazione
dei significati connotativi ed evocativi degli elementi figurativi. Il
cuore esposto, torturato e sanguinante, il volto triste, i gesti languidi,
suscitano compassione per il Cristo, condivisione per la sua sofferenza.
Più in generale,
questo tipo di iconografia opera su una base 'realista', mostrando Gesù
con tratti fisici umani, spazialmente ben definito, fisicamente accarezzato
dalla luce. In questa figura si inserisce l'elemento del cuore, simbolico
ma anch'esso dipinto con elementi realistici (il sangue,le spine).
Si tratta infatti di
una devozione non solo mirata alle persone istruite teologicamente ma anche
al popolo, al quale si parla in linguaggio dei sentimenti, della compassione.
Possiamo così sintetizzare
questa immagine come un testo che comunica a duelivelli: un livello
di codice iconografico (simbolico) e un livello di suggestione realistico-sentimentale
(iconico).