Giampaolo Proni
Corso di Teoria dei linguaggi, 1999-2000
Dispensa
| Scheda 4 - I tipi di segno (1.1) |
| Obiettivo: familiarizzare con i
tipi di contenuto e i tipi di relazione tra contenuto e Oggetto della rappresentazione |
Il segno e le sue relazioni
Abbiamo visto lo schema logico
della rappresentazione.

Cerchiamo ora di capire
meglio come funziona.
Il sistema cognitivo
-internamente- è un flusso di segni che si trasformano l'uno nel
successivo.
Ogni segno determina
un Interpretante il quale a sua volta è il segno per un Interpretante
successivo. Questo processo viene definito fuga degli interpretanti
o modello della semiosi illimitata. In tale processo consiste il
significato.
Per la semiotica quindi
il significato di un segno è un processo e non una relazione
statica, come in un dizionario.
E' importante capire come
avvengono le trasformazioni interne alla Rappresentazione, cioè:
-
Qual è la relazione tra l'Oggetto
dinamico e il Segno;
-
Qual è la relazione tra il
Segno e l'Interpretante, che poi sarà segno per il successivo interpretante;
Quindi due relazioni fondamentali:
Oggetto-Segno; Segno-Interpretante.
Per prima cosa dobbiamo
chiederci che cosa un Segno è.
Che cos'è un segno
Qualsiasi entità
può fungere da segno.
Abbiamo visto
che l'unica condizione è avere un substrato materiale (il Representamen)
in grado di assumere degli Stati o Oggetto Immediato.
Il Representamen
viene definito anche espressione e l'Oggetto Immediato contenuto.
Useremo da ora
in avanti il termine contenuto.
E' evidente che
la parte importante del segno è il contenuto. Sarà su questo
aspetto che da ora in avanti ci concentreremo. Ma deve essere chiaro che
non esiste segno senza un representamen, cioè un substrato che ne
supporta la forma.
Se consideriamo
il contenuto (o ground), esso può essere di tre tipi: una qualità,
un'esistenza o una legge (o regola).
| Il
contenuto è |
cioè
|
cioè
|
| una Qualità |
una possibilità |
uno stato
del sistema cognitivo |
| un'Esistenza |
un fatto
di esperienza |
uno stato
del sistema cognitivo determinato dall'esterno |
| una Legge |
uno schema
cognitivo |
uno stato
del sistema cognitivo che organizza gli stati dei livelli precedenti |
Qualisegno
Il nostro SNC rappresenta
il mondo esterno percepito dai sensi attraverso l'attivazione di neuroni
in determinate conformazioni. L'esperienza è perciò trasformata
in stati del SNC. Anche le elaborazioni interne del SNC (ricordi,
immaginazione, ecc) sono stati neuronali. E' un'ipotesi verosimile che
vi siano aspetti in comune tra gli stati che corrispondono alla percezione
e quelli che corrispondono alla rappresentazione interna.
Quindi vi sono degli
stati del SNC che si attivano sia quando il SNC elabora percezioni sia
quando elabora rappresentazioni autonome. Possiamo definirli anche contenuti
puri, o Qualità pure.
La qualità è
dunque uno stato del sistema che dipende solo da come il sistema è
fatto. E' come uno dei 65.536 colori di una scheda grafica a 16 bit. Ciascun
colore può essere attivato dai dati presenti sull'hard disk (interni)
o dai dati provenienti dallo scanner (esterni). Le caratteristiche del
colore preesistono a qualsiasi input (sono determinate da come è
fatta la scheda), ma senza un input (evento) non accadono. Non è
possibile produrre più di quei 65.536 colori, con qualsiasi input.
Una Qualità pura
(Peirce parla di Quality of feeling, che potremmo tradurre con Qualità
del sentire, intendendo qualsiasi forma di sentire, non solo la sensazione)
consiste in un'attivazione del sistema cognitivo, senza considerare se
è determinata dall'esterno (cioè da una Secondità,
un'esperienza) o dall'interno. Pensate a un colore verde o un sapore di
cioccolato: essi sono stati mentali che possono essere immaginati, sognati
o sperimentati veramente, e noi siamo in grado di distinguere tra questi
tre stati di conoscenza. C'è però qualcosa in comune tra
immaginazione, sogno e esperienza, che ci permette di dire "Sì,
è come l'avevo immaginato (o sognato)", oppure "No, lo immaginavo
(o avevo sognato) diverso". Questo qualcosa è la Qualità,
cioè uno stato del sistema nervoso, una possibile attivazione di
neuroni. E' una possibilità: è possibile che quella Qualità
sia attivata da una qualche esperienza, ma può anche non esserlo.
Un neonato non ha mai assaggiato il cioccolato, ma le sue papille gustative
hanno dei ricettori in grado di reagire al cioccolato e solo ad esso, e
il cervello si attiverà in modo unico allo stimolo del cioccolato.
Tuttavia nulla impedisce che lo stesso stato si possa attivare in assenza
di stimoli esterni.
Ciò significa
che quello stato del sistema era già presente nel cervello, che
non ha dentro di sé alcuna sostanza appartenente al cioccolato,
ma che assume in relazione al cioccolato una forma, cioè
un contenuto. Vi sono stati del cervello che si formano senza che
l'esperienza li attivi, o che sono uguali sia che vengano attivati dal
pensiero sia che vengano attivati dall'esterno. Per esempio le emozioni:
pensando a una persona che amo (magari nell'attesa di un appuntamento)
posso provare la stessa emozione che proverò quando la vedo.
Un contenuto di qualità,
che Peirce chiama Qualisegno, è quindi -da solo- una pura
possibilità nel senso che può corrispondere -ma non
è detto che corrisponda a- qualcosa nell'esperienza.
I contenuti puri fanno
parte però di ogni tipo di contenuto, perché ogni rappresentazione
mentale è composta di qualità. Senza le qualità non
è possibile avere un segno. D'altra parte, non esiste nessuna entità,
mentale o materiale, che non possieda qualità.
I contenuti
puramente qualitativi sono molto rari. Un esempio può essere il
seguente: supponiamo di essere immersi nel sonno. A un certo punto in strada
iniziano a lavorare col martello pneumatico. Nel sonno, sogniamo che è
in corso una rapina a mano armata, e i rapinatori sparano con un mitra.
Ci svegliamo, e immediatamente comprendiamo che i colpi del mitra nel sogno
erano i rumori del martello pneumatico. La qualità, cioè
lo stato dell'area uditiva del cervello nel sonno, era esattamente la stessa
della veglia, essendo il risultato dello stimolo del timpano, ma la catena
causale non era riconosciuta, mancava la Secondità, che si
aggiunge al momento del risveglio. Secondo gli studi sul sonno il diverso
valore che i segnali sensoriali assumono quando dormiamo dipende dallo
stato complessivo dell'organismo, che cambia profondamente la propria situazione
neuronale e ormonale quando si immerge nel sonno.
Le Qualità pure
non sono vincolate all'accadere, cioè possono aver luogo
senza essere situate nello spazio e nel tempo percepiti. Il rumore di martello
pneumatico nel sogno era privo -finché era una qualità del
sogno- di caratteristiche spazio-temporali esterne, e aveva uno spazio
e un tempo nel sogno. Questo significa che le Qualità possono attraversare
stati di coscienza diversi e restare uguali.
Il sapore di cioccolato
riportato alla memoria, come Qualità, non inizia e non finisce,
e non sta da nessuna parte. Non è neppure una proprietà della
cioccolata: nella cioccolata esistono delle molecole di un certo tipo,
che, sciogliendosi a contatto con le papille gustative umane, attivano
un certo segnale. Può essere che questo segnale non sia mai prodotto
dal SNC in modo autonomo, ma sicuramente è uno degli stati possibili
che esso può assumere.
Quando la Qualità
è attivata dall'esterno, è componente di un Fatto, che contiene
quindi una Qualità. Quando è attivata dall'interno, è
solo una Qualità. E' una possibilità che può diventare
esperienza, cioè accadere, ma anche non accadere mai più
(con grande dispiacere se siamo golosi). |
| Il modello
di Peirce è ricorsivo: i contenuti sono composti di strati,
(cfr. Peirce, CP 2.94) o livelli, di crescente complessità,
e ogni strato comprende il precedente. Quando faremo analisi di segni,
o meglio di testi, dovremo sempre ricordare che vi sono diversi livelli
o stratificazioni di contenuti. |
Sinsegno
Un'esistenza, o Secondità,
è uno stato del sistema cognitivo determinato dall'esterno, cioè
dallo stimolo di ricettori sensoriali. Questi ricettori possono essere
anche interni al corpo: appetito, bisogno di fare pipì, eccitazione
sessuale, mal di pancia, emicrania, ansia, e tanti altri segnali, sono
recepiti come fatti, come Secondità, anche se sono dentro
di noi e non fuori.
Parliamo di fatti,
dunque, in riferimento a stati cognitivi prodotti da una catena causale
che fa capo a ricettori che reagiscono al mondo esterno, inteso come esterno
al SNC, al cervello. Alcuni di questi sono esterni all'intero organismo,
altri soltanto al cervello stesso.
E' indicativo il fatto
che il cervello, al suo interno, sia privo di sensori, inclusi quelli del
dolore.
I fatti di esperienza
(interni o esterni) hanno inoltre un'importante caratteristica: accadono,
cioè sono eventi, hanno un inizio e una fine nel tempo e un luogo
nello spazio (interno o esterno). Anche se questi aspetti sono vaghi (sento
male 'da qualche parte', odo un rumore 'improvviso', provo 'ansia') i fatti
si inquadrano in queste dimensioni.
Un contenuto di fattualità,
che Peirce chiama Sinsegno, è quindi un evento.
E' evidente che nella
comunicazione, cioè quando qualcuno ci trasmette un messaggio, sarà
necessario un sinsegno, perché la trasmissione diretta del pensiero
non è stata per ora dimostrata.
Tutto il mondo esterno
al cervello è composto di sinsegni, cioè da fatti di esperienza.
Un Sinsegno comprende
un Qualisegno, perché non ci può essere nessun dato fattuale
se non si attiva qualche stato del sistema, cioè dei Qualisegni.
Un Qualisegno, invece, può -anche se è molto raro- manifestarsi
senza un Sinsegno. In questo caso è una pura possibilità,
come il rumore del martello pneumatico che entra nel sogno.
Legisegno
Non sarebbe tuttavia possibile
avere pensiero e coscienza se non ci fosse il terzo tipo di contenuto.
Il terzo tipo di contenuto
è la Legge, o Regola o schema cognitivo.
E' importante capire
la differenza tra uno schema cognitivo e una qualità pura, ciè
tra un Legisegno e un Qualisegno.
-
Vi sono stati puramente qualitativi
del sistema cognitivo, cioè Qualisegni senza Sinsegni e senza Legisegni,
cioè pure qualità senza il marchio dell'esperienza e senza
l'organizzazione in schemi cognitivi?
Se ci sono sono molto rari, come si è visto nell'esempio del
sogno. Si possono comunque ritenere molto vicine a Qualità pure
le emozioni, i sentimenti, le passioni che 'sentiamo' senza un evento che
le provochi, corrispondenti a stati ormonali, neuronali, che si originano
internamente al di fuori della coscienza.
Tuttavia questi stati qualitativi tendono a essere organizzati in schemi
cognitivi, e sono questi la maggioranza dei 'pensieri' che si muovono nella
mente.
-
Vi sono Sinsegni (contenenti
Qualisegni) ma che non sono organizzati da Legisegni?
Anche in questo caso si tratta di casi rari, fatti improvvisi che
sfuggono all'organizzazione percettiva, come quando non riusciamo a vedere
le figure indefinite, o quando i nostri sensi ci forniscono dati incompleti
che non riusciamo a organizzare.
Tuttavia, vi è quasi sempre un primo livello di organizzazione
anche solo nella distinzione di figura e sfondo, di inizio, durata e fine
dell'evento.
|
Uno schema cognitivo è
una forma che serve a organizzare gli input (cioè la Secondità)
in modo unitario e coerente, producendo unità di terzo livello:
lo abbiamo visto esaminando le figure ambigue o di difficile identificazione,
come il cane dalmata. Lo schema che attiviamo quando riconosciamo il cane
non 'entra' nel cervello con la sensazione visiva, ma in qualche modo preesiste
ad essa. Tuttavia si è formato nell'interazione con l'esperienza,
perché nessun individuo possiede lo schema cognitivo del cane al
momento della nascita. Altrimenti saremmo capaci di riconoscere qualsiasi
essere vivente.
L'applicazione logica
di uno schema è abduttiva: lo schema cognitivo 'spiega' in
modo unitario una serie di stimoli, come nell'abduzione la regola spiega
il significato di una serie di dati di per sé disordinati.
La cosa importante è
che un solo Legisegno organizza innumerevoli Sinsegni: ogni volta che riconoscete
la lettera 'k' il vostro cervello fa questo lavoro: trascura completamente
le differenze tra una 'occorrenza' (cioè un 'accadere' in un luogo
e in un tempo) e l'altra della lettera (fa astrazione delle differenze
fattuali) e le considera tutte uguali, cioè nel loro valore generale
di simbolo.
Lo schema cognitivo,
quindi, è astratto, cioè fa 'astrazione' dai dati
di esperienza che lo attivano. Può essere assimilato al concetto,
termine logico e filosofico classico, che sta a significare lo schema che
permette di definire un'entità che si presenta sotto diversi aspetti
nell'esperienza (il concetto di cavallo, di uomo, di democrazia
ecc.) o che viene costruita e usata in mondi retti da regole, cioè
mondi astratti (il concetto di triangolo, di funzione, di numero
ecc).
Il lavoro principale
del cervello consiste nell'elaborazione di Legisegni, cioè di schemi,
che si trasformano l'uno nell'altro secondo regole.
Se torniamo al sapore
di cioccolato, pensiamo a due persone che ne discutono. La seconda non
lo ha mai mangiato: la prima dice: "Il cioccolato fondente è amaro"
e la seconda "Quindi se lo metti su un dolce il sapore contrasta…"
La persona che non ha
mai assaggiato il cioccolato è in grado, operando per schemi cognitivi,
di dedurre delle proprietà anche se non le ha mai sperimentate.
La proprietà 'amaro' è attivata come schema cognitivo, e
in quanto tale sta in una rete di relazioni che -tra le altre- la oppone
a 'dolce'. Quando assaggiamo qualcosa di amaro, invece, non percepiamo
nulla di dolce.
Ogni legisegno richiede
un sinsegno, perché deve in qualche modo 'accadere' e per accadere
deve avere un supporto fattuale, che viene chiamato Replica. Così,
la lettera k come evento (segno di inchiostro sulla carta o pixel sul monitor)
è la Replica della lettera k come Legisegno, vale a dire, forma
che sta per un suono e un'immagine grafica, e che compone una parola, cioè
Legge che dice come pronunciare il suono e come scriverlo.
In sintesi,
un
contenuto può essere di tre tipi diversi: Qualisegno,
Sinsegno
e Legisegno. Un Sinsegno implica un Qualisegno. Un Legisegno richiede
un Sinsegno, che comprende un Qualisegno.
-
Come possiamo distinguere i tre tipi di contenuto?
Distinguiamo
i contenuti, o Oggetti Immediati, secondo il ground sulla base del
quale inferiamo l'Oggetto Dinamico e l'Interpretante.
Quando riconosciamo
in un semaforo (il segno) il colore rosso come contenuto che rimanda
all'Oggetto Dinamico "Fermarsi in prossimità dell'incrocio", rendiamo
pertinente
il colore, cioè lo separiamo dal resto del segno (representamen)
in quanto qualità, cioè Qualisegno. Questa operazione di
astrazione
del contenuto è guidata dalla conoscenza precedente. Il Qualisegno
'rosso' è contenuto in un sinsegno, cioè il fatto che il
colore rosso 'accade' in quella posizione e in quel tempo. Ma è
il colore che funge nel caso del semaforo da Ground, perché è
il colore che rinvia all'O.D. e poi all'Interpretante: "Fermati".
-
E come si fa a separare il ground dal representamen quando non abbiamo
conoscenza precedente?
Ogni conoscenza
(diceva Peirce) si basa su conoscenze precedenti. Ogni livello di costruzione
cognitiva è costituito da elementi più semplici. Questo fino
alla sensazione (interna o esterna). La sensazione è costituita,
come abbiamo visto, da stati dei sensori, organizzati in percezione da
schemi cognitivi. Gli stati dei sensori (come nel caso del veicolo U1)
sono però contenuti puri, nel senso che non è possibile
avere sensazione del substrato: il nostro cervello riceve informazione
sullo stato dei sensori della retina, delle papille gistative, dei ricettori
interni del corpo ecc., ma non 'vede' la retina, non 'gusta' le papille,
non 'sente' i ricettori interni. Al primo livello siamo costruiti in modo
da non poter ricevere nessuna informazione sul representamen, ma
solo contenuti, o ground.
Quando leggete
questo testo, invece, astraete da ogni elemento espressivo come
il colore e il font dei caratteri, e persino dal suono delle parole, per
concentrarvi solo sul significato delle parole e delle frasi, secondo l'addestramento
alla lettura che avete ricevuto. Questo processo si basa all'inizio sugli
elementi semplici della percezione.
|
Relazioni Segno-Oggetto
Passiamo ora a vedere quali
relazioni può avere il Contenuto con il suo Oggetto. Questo è
uno degli aspetti più importanti, perché per interpretare
un segno è fondamentale sapere in che modo si riferisce al suo Oggetto,
cioè l'evento per cui sta, l'evento che rappresenta.
La rappresentazione
è un processo che attraverso il ground -un aspetto dell'Oggetto
esterno presente nel Segno- costruisce un Interpretante -cioè lo
schema di una risposta comportamentale o cognitiva- e questo Interpretante
diventa a sua volta Segno, cioè presenta un ground che rinvia
a un Oggetto e costruisce un Interpretante e così via: questo processo
viene chiamato da Peirce "fuga degli interpretanti". E' un flusso cognitivo.
Il processo cognitivo
della rappresentazione può essere considerato sotto tre punti di
vista:
-
come appare a un osservatore esterno
-
come funziona per un sistema cognitivo
-
come viene usata da chi invia un
segno
Un osservatore esterno
vede:
-
un evento (Oggetto Dinamico);
-
che determina un Segno (Representamen
più Contenuto o Oggetto Immediato);
-
che determina un Interpretante,
come nella fig.1, che è indirettamente correlato all'Oggetto Dinamico.
Il funzionamento della
rappresentazione
per un sistema cognitivo (ricezione) è in
due momenti:
-
astrazione del ground dal
representamen;
-
inferenza dall'Oggetto Immediato
dell'Interpretante, cioè dell'effetto pieno e completo del Segno,
che ricostruisce l'Oggetto Dinamico.
Chi invia un segno
opera in due fasi:
-
Determinazione dell'intenzione comunicativa
(Oggetto)
-
Inferenza del contenuto da produrre
(Segno)
Parliamo perciò di
semiosi
quando facciamo riferimento al modello logico della rappresentazione, parliamo
di ricezione quando ci riferiamo a come un segno viene interpretato
da un ricevente, e di produzione segnica quando un segno viene prodotto
e inviato da un emittente.
Teniamo presente che solo
un sistema cognitivo capace di avere intenzionalità, cioè
consapevolezza di obiettivi e di mezzi per raggiungerli, può emettere
segni. In questo caso avremo comunicazione. |
Per quanto riguarda la
relazione tra contenuto e Oggetto Dinamico, essa può essere di tre
tipi: iconica, indicale e simbolica. I tre tipi di segno si definiscono
icona, indice e simbolo.
Icona
Osservate questo disegno:
Ed ora osservate l'oggetto
che vi propongo.
Come vedete, si tratta
di un guanto.
Il guanto assomiglia
all'immagine disegnata, sia pure rozzamente. Vi assomiglia per il contorno.
Se osservo il guanto
da altri punti di vista, la proprietà non appare. Tuttavia posso
dire che l'immagine è un'icona del guanto. Il contorno, cioè
la proprietà che funge da ground, è il risultato dell'interazione
tra il mio sistema sensoriale e l'oggetto.
La proprietà (ground)
che il disegno del guanto e il guanto hanno in comune è oggettiva,
ma è una tra le infinite proprietà che possiedono. Il fatto
che sia quella attivata dipende da come il nostro sistema interagisce con
gli oggetti.
Va precisato inoltre che
molto raramente un'icona funziona solo sulla base di contenuti puri: anche
in questo caso vi sono elementi convenzionali. Peirce diceva che la maggior
parte dei segni iconici sono icone impure, cioè ipoicone.
Noi useremo il termine icona, ma è chiaro che non intenderemo icone
pure.
La relazione iconica è
la relazione più semplice: somiglianza.
La somiglianza non è
una conseguenza ma una condizione per il funzionamento di un sistema cognitivo.
Un sistema cognitivo è infatti un apparato che correla stati simili
dei sensori.
La relazione di somiglianza
è la relazione minima che due entità possono avere nella
percezione e nel pensiero. Quale relazione infatti può essere più
semplice di quella di somiglianza, che è una semplice possibilità?
Due entità simili
sono poste in relazione solo da un sistema cognitivo che interagisce con
esse. Se questa relazione non si attiva, ognuna delle due entità
(nel nostro esempio l'immagine del guanto e il guanto) da sola possiede
le stesse caratteristiche. Sono correlati nel modo possibile solo per la
loro concorrenza di Qualità.
Come si riconosce un
segno iconico?
Nel segno iconico il
ground
è un Qualisegno, cioè una qualità percettiva o una
serie di qualità. L'Icona non ha nessun rapporto di fatto con l'Oggetto:
se l'Oggetto non esistesse l'Icona sarebbe assolutamente uguale. Vediamo
le parole di Peirce:
Un'Icona è un
segno che si riferisce all'Oggetto che essa denota semplicemente in virtù
di caratteri suoi propri, e che essa possiede nello stesso identico modo
sia che un tale Oggetto esiste effettivamente, sia che non esista. E' vero
che, a meno che vi sia realmente un tale Oggetto, l'Icona non agisce come
segno; ma questo non ha nulla a cha fare con il suo carattere di segno.
Una cosa qualsiasi, sia essa una qualità, o individuo esistente,
o legge, è un'Icona di qualcosa, nella misura in cui è simile
a quella cosa ed è usata come segno di essa." (2.247)
Come si inferisce l'Oggetto
Dinamico quando si interpreta un'Icona?
Per abduzione di caratteri:
contenuto e OD ne condividono alcuni, quindi ne condividono altri. Se l'Oggetto
non è presente, l'Icona può rinviare a molti possibili Oggetti.
Come si produce l'Interpretante?
Per abduzione che estende
i caratteri. Se l'Icona e il suo Oggetto Dinamico sono compresenti, l'Interpretante
coincide con la presa d'atto della somiglianza.
Se l'Oggetto Dinamico
non è nel campo percettivo, il riferimento sarà a uno schema
cognitivo.
| Quando riconosco
un guanto nel disegno non faccio che mettere in relazione la percezione
con lo schema cognitivo del guanto, come quando riconosco il cane dalmata. |
La caratteristica dell'Icona
è che la relazione è stabilita indipendentemente da qualsiasi
convenzione e da qualsiasi rapporto fattuale, di causa-effetto, ma sulla
base di costruzioni percettive.
Prendiamo la figura qui
sotto: essa rappresenta una ragazza.
Comunque sia, possiamo
descriverla, definire le sue caratteristiche: ha capelli corti, scuri,
occhi scuri, un abito verde, ecc.
Per dire che è
una ragazza, è evidente che dobbiamo organizzare il campo percettivo
attraverso schemi cognitivi di cui siamo in possesso. Ma la relazione che
si stabilisce tra l'immagine e lo schema cognitivo 'ragazza' dipende dalle
proprietà dell'immagine: l'immagine possiede queste proprietà
indipendentemente dallo schema cognitivo.
Torniamo per un attimo alla figura del cane dalmata: non c'è dubbio
che la figura possiede le stesse Qualità sia prima sia dopo che
noi abbiamo operato il riconoscimento. Perciò le possiede anche
se uno schema cognitivo non esiste, cioè se non conosciamo nessun
animale che si possa riconoscere. Quindi l'Oggetto Dinamico ha le sue proprietà,
il contenuto (l'Icona) le sue. Succede semplicemente che alcune delle proprietà
dello schema cognitivo (Qualità pure) sono le stesse del contenuto
che percepiamo, e sono le stesse perché il nostro sistema sensoriale
e cognitivo è fatto come è fatto.
L'Icona si basa sulla
natura del nostro sistema cognitivo.
Indice
Se osservate questo guanto
da lavoro, vedrete che l'uso gli ha dato la forma delle mani, lo ha sporcato,
gli oggetti con i quali è entrato in contatto hanno inciso la sua
superficie. Questi particolari rappresentano qualcosa, sono segni. Per
la precisione il loro contenuto è un sinsegno, perché
il loro trovarsi sul guanto è determinante per il loro Oggetto.
Anche nel caso dell'Icona
(l'immagine della ragazza, o il disegno del guanto) c'è un accadere,
perché si tratta di segni esterni, ma quello che conta sono le proprietà,
le qualità dei segni. L'immagine della ragazza avrà lo stesso
Oggetto anche se la troverete in un altro contesto.
Nel caso della forma
della mano nel guanto, ciò che rinvia all'Oggetto è che quelle
pieghe nel cuoio del guanto siano proprio lì. Se fossero da un'altra
parte non avrebbero quella funzione. Le pieghe del guanto rinviano al fatto
che una mano c'è stata dentro molte volte. Senza il rapporto di
fatto con le mani non avrebbero le caratteristiche che hanno, quindi non
rinvierebbero all'Oggetto e non sarebbero contenuti.
L'indice rinvia all'Oggetto
in quanto l'Oggetto è causa del Contenuto del segno, cioè
è entrato in contatto con esso nel mondo dell'esperienza.
La relazione tra Segno
e Oggetto è fattuale.
Un'impronta, un profumo
nell'aria, un filo di fumo che indica il fuoco, una banderuola, l'ago della
bussola, sono tutti indici.
Gli indizi lasciati dai
colpevoli del gialli, le tracce di sostanze chimiche che risultano dalle
analisi, i virus o i valori biologici rilevati dagli esami del sangue o
di altro, le radiazioni rilevate dal contatore Geiger ecc, sono tutti indici.
L'indice comprende un'icona:
la traccia di profumo ha una qualità (olfattiva) che è la
stessa del suo Oggetto; la banderuola ha una proprietà del suo Oggetto
(il vento): la direzione.
Vi sono casi in cui il
segno indicale è la causa e l'Oggetto è l'effetto: per esempio,
se osserviamo un'onda del mare giungere da lontano e prevediamo che andrà
a infrangersi sulla spiaggia, l'effetto dell'onda è l'Oggetto e
l'onda è il segno.
Come si riconosce un
segno indicale?
Se il segno è
un indice, il suo Oggetto deve essere un evento accaduto (o che deve accadere):
una modifica fisica dell'uno sull'altro.
Se l'Oggetto non esiste
l'Indice non può avere le stesse caratteristiche: una banderuola
sulla luna non può mai indicare il vento.
Se un'indizio è
falso, ciò significa che non è stato prodotto dall'agente
che avevamo ipotizzato, ma comunque è stato prodotto. E' sempre
un indice, ma il suo Oggetto non è quello che pensavamo.
Come si inferisce l'Oggetto
Dinamico quando si interpreta un Indice?
Per abduzione di tipo
retroduttivo: dall'effetto si cerca di ricavare la causa attivando una
regola.
Per esempio: osservando
febbre e arrossamento alla gola, il medico abduce che la causa è
un virus influenzale: febbre e arrossamento sono indici e il virus
è l'0ggetto.
Come si produce l'Interpretante
di un Indice?
Sempre per abduzione.
Simbolo
Se scrivo la parola glove,
cioè guanto in inglese, quale rapporto c'è tra la
parola e il suo Oggetto?
In primo luogo, la parola
è un legisegno: una legge che prescrive che glove si scrive
in certi modi.
La parola infatti è
la stessa con qualsiasi tipo di carattere:
glove,
glove,
Ma come l'Oggetto determina
il contenuto del simbolo? Per convenzione: in inglese si usa il
termine
glove, in italiano guanto. Allo schema cognitivo
del guanto si associa una certa sequenza di suoni o fonemi e a questi
suoni una sequenza di lettere, o meglio grafemi.
Ma la struttura del simbolo
è più complessa, perché il legisegno (un simbolo è
sempre un legisegno) è più complicato degli altri contenuti.
Uno schema cognitivo
si forma, come abbiamo visto, sulla base di eventi di esperienza,
in modo da poter riconoscere eventi simili e organizzarli.
Nella formazione degli
schemi cognitivi è invece all'opera l'induzione, che costruisce
regole a partire da casi.
Questo schema viene associato,
per mezzo dell'addestramento linguistico, a una forma dell'espressione
(nel caso della lingua l'espressione comprende i diversi fonemi,
che compongono un monema). L'associazione costituisce una convenzione.
A sua volta una seconda convenzione stabilisce come la forma dell'espressione
può produrre un'espressione (per esempio che libertà abbiamo
nel pronunciare una parola senza che questa cambi significato o diventi
incomprensibile o le possibili variazioni di un carattere di stampa).
Il simbolo quindi comprende
una regola per produrre la sua espressione, o replica, o token,
che è un sinsegno.

Un simbolo perciò
associa una forma dell'espressione a uno schema cognitivo, due entità
astratte.
La parola 'leone' è
associata allo schema cognitivo del leone, e non al leone come evento reale.
Lo schema, a sua volta, è correlato agli eventi definiti 'leoni'.
Come si riconosce un
segno simbolico?
Nel simbolo il contenuto
è correlato all'Oggetto per convenzione: dunque, sarebbe sufficiente
eliminare la convenzione per stabilire se il riferimento all'Oggetto è
ancora possibile. Tuttavia molte convenzioni sono così radicate
nel nostro sistema cognitivo che non ne siamo consapevoli e non possiamo
sospenderle: se sappiamo leggere e ci passa davanti agli occhi una scritta,
è impossibile non comprenderla. Allo stesso modo, le convenzioni
estetiche (ciò che è bello) sono così diffuse in una
cultura che è difficile coglierne l'aspetto convenzionale.
E' più utile tentare
una
prova di commutazione: di fronte al segno chiediamoci se potremmo
usare un altro simbolo per riferirci allo stesso Oggetto: per esempio,
alla parola 'glove' possiamo sostituire la sua traduzione in un'altra lingua
o un segno inventato. Siccome sono convenzioni, i simboli possono essere
sostituiti da simboli con lo stesso riferimento. Questo non è vero
per gli indici: una banderuola non può essere sostituita dalla parola
'banderuola'. Inoltre, convenzioni possono essere istituite molto facilmente:
se ci accordiamo che la sequenza XCYYD significa 'guanto', potremo usare
il simbolo per comunicare tra noi senza alcuna difficoltà.
Come si inferisce l'Oggetto
Dinamico quando si interpreta un Simbolo?
Per inferenza deduttiva:
infatti il simbolo è regolato da una uguaglianza:
glove = guanto =
Come si produce l'Interpretante
di un Simbolo?
Per deduzione quando passiamo
dal token al type (dell'espressione alla forma dell'espressione) e per
deduzione quando passiamo allo schema cognitivo. Per abduzione o deduzione
quando elaboriamo schemi cognitivi.
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