Seconda
porta: la percezione
|
La
semiotica può servire a spiegare come è costruito
il sistema cognitivo degli essere viventi e in particolare
dell'uomo. L'apparato cognitivo, a partire dalla percezione,
funziona attraverso la trasformazione di segni.
|
|
Tutta
la conoscenza avviene per mezzo di segni, dalla sensazione
alla percezione al ragionamento. Il cervello è un apparato
che trasforma e costruisce interpretazioni.
|
Le sensazioni si possono dividere in:
1. Sensazioni extracettive
- Sensi speciali (vista, udito, gusto, odorato)
- Sensi cutanei (tatto, pressione, caldo, freddo, dolore)
2. Sensazioni interocettive (bocca, ano, ecc)
3. Sensazioni propriocettive (interne: muscoli, visceri, ecc.)
- Di esse fa parte il "senso della posizione" o senso cinestetico.
Le sensazioni sono impulsi nervosi originati
nei ricettori. Il corpo dell'uomo (e degli esseri viventi che possiedono
un sistema nervoso) è dotato di diversi tipi di ricettori ognuno
dei quali è in grado di reagire a certi eventi esterni generando
impulsi che vengono inviati lungo le vie nervose. Gli impulsi nervosi
che percorrono i nervi sono tutti uguali, come le spie che si accendono
nell'esempio della Scheda 1. Tuttavia le diverse aree del Sistema
Nervoso Centrale (SNC) alle quali sono collegati i nervi trasformano
gli impulsi in sensazioni diverse. Così, in qualsiasi modo
stimoliamo un ricettore della luce produciamo segnali visivi (gli
occhi chiusi 'vedono' anche se li premiamo delicatamente con i polpastrelli);
in qualsiasi modo stimoliamo un ricettore tattile il cervello riceve
una sensazione tattile (a volte minuscole punture vengono ricevute
come sensazioni di freddo o, al contrario, minuscole goccioline fredde
paiono punture) e così via.
A partire dallo stimolo dei ricettori inizia
dunque un passaggio di segnali elettrochimici, che attraverso trasformazioni
realizzano un processo di trasmissione e elaborazione.
Non siamo in grado di descrivere tutti i
passaggi dall'evento esterno alle elaborazioni più astratte
del SNC, ma possiamo individuare le fasi iniziali del processo: eccitazione
del ricettore; emissione/trasmissione dello stimolo o impulso
nervoso; sensazione; percezione.
Il cervello attraverso le sensazioni produce
percezioni, cioè insiemi di sensazioni (anche provenienti da
diversi sensi) organizzati, distinti in 'oggetti', 'sfondo' ecc, capaci
di essere trattati dall'intelligenza, memorizzati, confrontati con
ricordi precedenti ecc. Per esempio, i punti stimolati sulla vostra
retina dalla mia persona sono uguali dal punto di vista sensoriale
a quelli dello sfondo, ma percettivamente voi costruite una figura
separata. Allo stesso modo l'immagine sullo schermo del monitor viene
costruita dal computer come una matrice di punti indifferenziati ma
a noi appaiono figure significative e separate. La grafica tridimensionale
usa figure a due dimensioni per riprodurre oggetti solidi. Oggi si
studiano algoritmi in grado di identificare le figure e i loro contorni,
proprio sulla base delle ricerche sulla percezione.
| A differenza del veicolo
U1 che abbiamo usato nella scheda 1, il sistema sensoriale umano
è in grado di ricevere moltissimi stimoli. Come per il
veicolo U1, accade che oggetti diversi producano stimoli uguali,
ma accade molto più spesso che lo stesso oggetto produca
stimoli diversi, come quando osserviamo un quadro spostando lo
sguardo su di esso, o giriamo tra le dita un cellulare nuovo,
o ascoltiamo diverse volte un CD e così via. |
Il gruppo di scienziati che per primo si
occupò scientificamente della percezione è chiamato
'scuola della gestalt' dalla parola tedesca che significa "forma".
Uno dei suoi più importanti esponenti, Kurt Koffka (1886-1941),
descrive con chiarezza la differenza tra oggetto esterno (o stimolo
lontano) e l'insieme di eccitazioni provocate da esso in differenti
condizioni di illuminazione, orientamento e distanza. Un identico
oggetto esterno può provocare moltissimi stimoli, e quindi
sensazioni, diverse, e sono queste che determinano la percezione.
Il rapporto tra sensazione e percezione non
è quindi univoco.
Ogni cambiamento della sensazione provoca
indubbiamente un cambiamento percettivo, ma la percezione non deriva
interamente dalla sensazione. Per esempio, se due oggetti proiettano
sulla retina le loro immagini, a quello che copre un'area maggiore
di ricettori corrisponde certamente un'immagine più grande.
Ma la percezione di una moneta che dà un'immagine retinica
maggiore di quella della luna all'orizzonte produce un'inversione
del rapporto: la luna appare molto più grande della moneta.
Ugualmente, una superficie bianca sulla quale riduciamo gradualmente
l'illuminazione apparirà più scura di una superficie
nera ben illuminata.
In generale l'oggetto percepito non subisce
tutte le variazioni degli stimoli che lo compongono: la costanza degli
oggetti è il risultato di un complesso lavoro del sistema percettivo,
che mantiene l'unità del percepito a fronte di cambiamenti
continui degli stimoli, anzi, la costruisce per mezzo di quei cambiamenti
(cfr. Piaget 1975a:303).
Jean Piaget (1896-1980) uno dei maggiori
psicologi della percezione, riteneva che la conoscenza potesse essere
divisa in figurativa, per intendere la percezione e l'immagine
mentale, e operativa, comprendente le azioni e le operazioni
(azioni interiorizzate e reversibili).
Piaget considera l'intelligenza in modo operativo,
cioè rifiuta una distinzione netta tra il lavoro inferenziale
(che chiama deduzione) interno e l'esperienza. L'esperienza
-scrive- è "una strutturazione progressiva e non semplicemente
una lettura, mentre la deduzione è una coordinazione di operazioni
e non semplicemente un discorso" (1975:428).
Il metodo di Piaget è sperimentale,
e nel suo lavoro su bambini e adulti si rende conto che la percezione
risulta da processi complessi che avvengono in tempi molto rapidi.
L'occhio, per esempio, esegue, di fronte a una figura, una serie di
movimenti (centrazioni) che mirano a cogliere prima le parti e poi
l'aspetto d'insieme. Sono queste le 'operazioni' a livello micro che
integrano le inferenze o elaborazioni del cervello. Vi sono poi operazioni
a livello macro, come le manipolazioni a cui un neonato o un adulto
sottopongono un oggetto che viene loro dato in mano.
Perciò non vi è una vera separazione
tra azione e sensazione:
Se l'esperienza consiste nell'agire
sugli oggetti e le operazioni deduttive consistono in azioni interiorizzate
e coordinate, tra la strutturazione che interviene nell'esperienza
e quella delle costruzioni deduttive c'è solo una differenza
di grado (dal punto di vista del funzionamento), dipendente dal fatto
che, nella costruzione puramente deduttiva, tutto è costruito
o postulato, mentre nella costruzione sperimentale si aggiunge un
certo numero di dati, più o meno importanti, a seconda dei
casi, che devono essere tratti dai fatti. (1975:428)
L'esperienza è -come abbiamo visto-
distinta per la sua natura di secondità, cioè di
dati non prodotti né producibili integralmente per inferenza
(meglio dire inferenza che deduzione).
Leggiamo ancora Piaget:
In altre parole, mentre l'operazione
elabora degli schemi generalizzabili e tende a ridurre il reale a
strutture di trasformazioni deducibili, la percezione si pone hic
et nunc ed ha per funzione di inserire ciascun oggetto o avvenimento
particolare in questi schemi di assimilazione possibile. Le percezioni
non costituiscono dunque l'origine della conoscenza -questa infatti
deriva dall'intera azione, nei suoi schemi operativi- ma esse assumono
la funzione di connettivi che assicurano, in ogni istante e nel loro
punto spaziale di applicazione, il contatto tra le azioni o operazioni,
da un lato, e gli oggetti e avvenimenti dall'altro. Le percezioni
trasmettono i loro messaggi sotto forma figurativa, perché
non potrebbero procedere altrimenti, mentre la decodificazione consiste
nell'integrarle, per quanto possibile, al sistema di trasformazioni.
Si coglie dunque la duplice natura o la bipolarità
delle percezioni o anche delle strutture figurali in generale, a seconda
che siano polarizzate dalla parte del soggetto o dalla parte degli
oggetti; con minor delimitazione tra questi due orientamenti simultanei
quanto queste percezioni sono più primitive. Dal lato del soggetto,
l'aspetto figurale tende ad organizzarsi, sotto l'influenza delle
attività percettive, in configurazioni omogenee alle trasformazioni,
vale a dire che possono servire da stati tra due trasformazioni determinate
di un sistema coerente: ne deriva la prefigurazione apparente del
concetto nella percezione. Ma, dal lato degli oggetti, esattamente
perché è connesso all'hic et nunc e non dispone
degli strumenti di confronto a distanze spazio-temporali sufficienti
per strutturare le trasformazioni, l'aspetto figurale si limita a
costruire degli abbozzi approssimati di configurazioni oggettive,
che procedono mediante campionamento […] con mezzi ristretti di coordinazione.
Ne consegue che, dal lato dell'oggetto, la percezione non solo non
costituisce l'origine della conoscenza, perché le informazioni
che essa fornisce acquistano significato solo una volta assimilate
da schemi senso-motori, ma nemmeno un connettivo indiscutibile, perché
queste informazioni devono essere completate e corrette per dar luogo
ad assimilazione. (1975:430)
La percezione è dunque la fase di un
processo che ha la struttura circolare del feed back e la
logica dell'indagine e che non è mai una 'copia' dell'oggetto:
"il soggetto non subisce mai l'imposizione dell'oggetto, ma dirige i
suoi tentativi come nella soluzione di un problema" (1975:433).
Ma come fa un organismo a possedere il meccanismo
per organizzare le sensazioni?
Kant riteneva che fossero lo spazio e il tempo
i princìpi interiori che gli esseri viventi usavano per organizzare
le 'impressioni dei sensi'. Peirce credeva fossero dei princìpi
logici. Piaget riprende Kant ma non ritiene credibile che questi schemi
che consentono la percezione siano 'a priori', cioè presenti
prima della sensazione. Il suo approccio è quello dello 'strutturalismo
genetico': "le condizioni percettive, preliminari ad ogni esperienza,
non sono necessariamente antecedenti a questa esperienza. Può
trattarsi di leggi di equilibrio che intervengono fin dai primi contatti
tra il soggetto e l'oggetto e che quindi non precedono l'esperienza
ma la regolano fin dall'inizio" (1975:434).
L'esperienza è interazione, dialogo
tra oggetto e soggetto mediato dall'interfaccia sensoriale (input) e
dalle azioni organizzative e manipolatorie (output).
Dice Piaget: "Succede per la percezione come
per il resto della conoscenza: 1)) l'obiettività si costruisce
in funzione e nella misura delle attività del soggetto; (2) lo
stadio iniziale di ciascun processo non fornisce le proprietà
dell'oggetto, ma una mescolanza indifferenziata di apporti del soggetto
e dell'oggetto; (3) decentrandosi in rapporto a questi stadi iniziali
il soggetto riesce a regolare le sue attività coordinandole e
a cogliere le caratteristiche specifiche dell'oggetto, correggendo le
deformazioni dovute alle centrazioni iniziali." (1975:435)
Per verificare questa teoria della percezione
vediamo alcuni esempi con immagini e illusioni ottiche.
Fig. 2/1 (Piaget 1963:304)
La figura 2/1 ci aiuta a capire la formazione
delle unità: il processo percettivo organizza la sensazione
costruendo ineguaglianze a partire da uno stimolo che resta immutato
(Piaget 1963:304).
La figura non cambia ma noi siamo portati
a isolare e distinguere una delle due 'croci': siamo consapevoli che
la sensazione (che è la testimonianza più fedele dello
stimolo) resta tale e quale, ma non riusciamo a guardare la figura
per una certa durata di tempo senza percepire ora l'una ora l'altra
croce.
Provate a osservarla e a controllare dove
il vostro sguardo si fissa di volta in volta, cioè le centrazioni
che opera: il punto di osservazione oscilla dal centro a uno dei settori
circolari. Se provate a fissare il centro, vedrete che siete in grado
di alternare le due croci spostando gli occhi pochissimo o per nulla.
Ma che cosa opera la discriminazione? Non
gli occhi, che inviano al cervello sempre lo stesso segnale, bensì
il cervello stesso.
Questa è la percezione: organizzazione
di sensazioni. E' chiaro che non è una 'fotografia' dell'evento
esterno ma un processo interattivo.
Le sensazioni non sono controllabili: noi
non possiamo intervenire coscientemente sugli aspetti 'primitivi'
dell'immagine (colori, linee, posizione ecc). Anche la percezione
è quasi sempre non controllabile, ma in determinate situazioni,
come questa figura, è possibile operare uno 'switch' tra una
costruzione percettiva e un'altra. In questo modo riusciamo a distinguere
coscientemente il momento della percezione come 'soglia' tra i dati
sensoriali organizzati automaticamente e il giudizio percettivo o
riconoscimento espresso figurativamente o anche verbalmente ("Vedo
una croce").
Questo stesso processo avviene con altri
canali sensoriali: l'udito, per esempio, tende a raggruppare in un
ritmo dei rumori che si susseguono a intervalli regolari: così
i suoni del treno assumono la forma di 'ritornelli' chiusi che ci
'cullano'. Allo stesso modo componiamo le parole dai suoni continui
di chi parla. E infatti, quando non conosciamo una lingua, il primo
problema è 'distinguere le parole', cioè segmentare
il continuum sonoro. Semplicemente perché ci mancano gli
schemi.
La formazione delle unità produce
delle forme che tendono a resistere al cambiamento.
Un esempio di questa attività è
nella figura seguente:
Fig. 2/2 (Piaget 1963:308)
In questo caso vediamo che una semplice
differenza tra due figure lineari produce in un caso la percezione
di una figura piana e nell'altro quella di un volume.
Anche in questo caso possiamo provare a prendere
coscienza del percorso dello sguardo nel corso della costruzione percettiva:
vedremo che nel caso della fig. 2/2 A (piana) il percorso è
molto semplice: lo sguardo si appunta sul centro e poi si sfuoca leggermente
(decentrazione). Nel caso della figura B il percorso è più
complesso: per costruire la percezione del volume lo sguardo opera
diverse centrazioni e decentrazioni.
Nel caso B possiamo anche provare a cambiare
la nostra percezione, sia cercando di vedere la figura come piana
(non è molto difficile) sia cercando di vedere il cubo prima
dall'alto e poi dal basso.
Se la figura piana viene completata con ombreggiature
e privata della 'trasparenza' la percezione del volume diventa così
forte da essere ineliminabile:
Fig. 2/3
Un elemento molto importante è lo
sfondo. Vediamo alcuni esempi che producono illusioni ottiche:
Fig. 2/4 (Piaget 1963:312)
In questi casi ci troviamo automaticamente
in una fase in cui il processo percettivo ha già costruito
'figure' e 'sfondi'.
L'intersezione tra le linee 'di sfondo' e le figure produce una percezione
che si rivela errata quando usiamo, per esempio, una righello o una
squadra per verificare la prima impressione.
Tuttavia, anche se comprendiamo che la nostra
percezione è errata, non riusciamo a 'vedere' la figura nella
maniera corretta. La percezione, fatta eccezione per alcuni casi particolari,
di cui abbiamo visto degli esempi, ha valore di testimonianza non
criticabile, è la sola evidenza a nostra disposizione. Tuttavia
non è l'immagine perfetta della realtà, ma una
costruzione del nostro SNC a partire da stimoli. Ciò nonostante,
la nostra percezione corrisponde alla realtà, sia pure
non in modo assoluto ma parziale, sotto alcuni aspetti.
Scrive Peirce:
I may judge that I see a clean
white surface. But a moment later I may question whether the surface
really was clean, and may look again more sharply. If this second
more veracious judgment still asserts that I see a clean surface,
the theory of the facts will be simpler than if, at my second look,
I discern that the surface is soiled. Still, even in this last case,
I have no right to say that my first percept was that of a
soiled surface. I absolutely have no testimony concerning it, except
my perceptual judgment, and although that was careless and had no
high degree of veracity, still I have to accept the only evidence
in my possession. (5.142)
Lo sfondo può influire anche come contesto,
cioè come insieme di figure identificate nelle quali si colloca
una figura data. Proviamo a osservare le tre immagini seguenti:


Fig. 2/5 (Hanson 1978:24-25)
La figura centrale, da sola, può
essere riconosciuta come un uccello o un'antilope, appare perciò
ambigua. Inserita nel contesto la sua ambiguità scompare o
diviene più debole.
Ci sono molti esempi di questo tipo di processo
percettivo nella vita quotidiana.
La costruzione del percetto richiede insomma
una serie di operazioni non sempre immediate. Nella vita quotidiana
gli esempi più comuni sono quelli di percetti indefiniti perché
basati su sensazioni in condizioni non ottimali. Per esempio, di notte
un gatto attraversa la strada davanti alla nostra auto. Non riusciamo
a vedere se è nero o se appare scuro per le condizioni di luce.
Noteremo che la persona superstiziosa è portata a percepire
il gatto come nero, perché 'proietta' la sua ansia sulle sensazioni
che ha raccolto. Questo è del tutto naturale, perché
la percezione è sempre in un certo senso una 'proiezione' di
schemi sulle sensazioni. A volte anche le emozioni e gli stati
d'animo agiscono sulla percezione: la nostra immagine allo specchio
può apparirci più o meno 'bella' a seconda di come ci
sentiamo.
Un altro fenomeno di questo tipo accade a
volte in un paese straniero quando ci pare di riconoscere un volto
noto tra la folla. Il nostro cervello tenta di trovare qualcosa di
rassicurante in un ambiente estraneo: lo sconosciuto o la sconosciuta
hanno in realtà solo una vaga somiglianza con il o la conoscente.
Fig. 2/6 (Hanson 1978:22)
La figura 2/6 è una figura ambigua
complessa, che richiede un riconoscimento e un giudizio percettivo
sulla base di conoscenze anche culturali. Provate a esaminarla. Se
non riuscite a vedere le due figure, alla fine della scheda trovate
un suggerimento.
Molte persone non riescono mai a vedere
entrambe le figure, ma possono essere aiutate a percepire da una spiegazione
verbale.
Questo fatto ci dimostra un altro aspetto
della percezione, vale a dire l'influenza di conoscenze di ogni tipo
sul modo di organizzare le sensazioni.
Per esempio, la donna giovane della figura
porta al collo un nastrino aderente, che nell'altra costruzione percettiva
rappresenta la bocca della vecchia. Questo tipo di ornamento femminile
non è molto comune, e per identificarlo dobbiamo fare riferimento
a un'esperienza passata o derivata da fotografie o film. Anche l'abbigliamento
e l'acconciatura della ragazza è ottocentesco, e quindi appreso
indirettamente.
Allo stesso modo in una figura riconosciamo
Napoleone, cioè un personaggio storico che abbiamo conosciuto
a scuola o sui libri. Ma lo riconosciamo con la stessa facilità
con la quale abbiamo visto il cubo nella fig. 2/2.
Ciò significa che nella percezione
non intervengono solo conoscenze acquisite per esperienza sensoriale
diretta, ma anche derivate dallo studio o dall'informazione. E' possibile
cercare di analizzare la percezione per distinguere le influenze della
cultura e dell'informazione, cioè 'smontare' le percezioni
mettendo in evidenza i processi che le formano? Questo è uno
degli obiettivi del nostro corso.
Sulla figura 2/6 possiamo fare un'altra considerazione:
è impossibile vedere allo stesso tempo le due donne. Man mano
che una figura diventa più complessa e definita è infatti
sempre più difficile percepirla ambiguamente: nell'esperienza
normale del mondo è praticamente impossibile, con l'eccezione
di alcuni fenomeni particolari. Per esempio l'apparenza 'bagnata'
della strada nel calore estivo.
La figura che segue non è ambigua,
ma è di difficile riconoscimento.
La soluzione è in fondo alla scheda.
Fig. 2/7
In questo caso voglio farvi notare che l'effetto
organizzativo della percezione è fortissimo: una volta individuata
la forma e operato il giudizio percettivo è praticamente impossibile
tornare al disordine della sensazione precedente.
Questo processo è ancora più
solido nell'esperienza plurisensoriale del mondo che ci circonda.
Tuttavia vi sono patologie degenerative del sistema nervoso che possono
danneggiare proprio la capacità di 'costruzione' dei percetti,
interrompendola a diversi livelli di complessità. A una persona
affetta da questa infermità gli oggetti complessi del mondo
appaiono privi di forma compiuta, come la confusione di macchie che
vediamo in 2/7 prima di percepire la figura. L'esperienza è
composta di parti riconoscibili separatamente ma non è possibile
metterle insieme. Un esempio di questa patologia lo troviamo in The
Man Who Mistook His Wife for a Hat, di Oliver Sacks (Trad it.
L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Milano:
Adelphi). Per la verità la testimonianza di Sacks ci lascia
capire che il cervello è ancora più complesso, e -per
esempio- la memoria aiuta moltissimo a facilitare l'aggregazione di
stimoli in percetti. Non solo, ma la voce di una persona nota può
essere sufficiente a organizzare gli stimoli confusi della visione
del suo volto in un percetto organizzato, così come la spiegazione
verbale che improvvisamente fa 'vedere' la figura 2/7. E così
via.
Comunque dovrebbe essere chiaro a questo
punto che la conoscenza è un processo interattivo (di feedback)
tra il sistema cognitivo e l'ambiente, che costruisce progressivamente
delle rappresentazioni verificandole ad ogni passo.
Figura 2/6: la figura può essere vista
come una donna vecchia o come una giovane. Nel secondo caso il viso
è volto all'indietro e si nota appena il naso. L'abbigliamento
delle donne è ottocentesco.
Figura 2/7: si tratta di un cane dalmata
visto di tre quarti da dietro con il muso a sinistra e il naso al
suolo.
Torna all'indice
|