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Welcome to Giampaolo Proni's weblog. Si tratta di un esperimento di meta-narrativa su blog. Cercherò cioè di raccontare il raccontare, o narrare il narrare, se preferite. Per questo si chiama MetaText. Anche i racconti che compaiono qui dentro potranno essere a loro volta contenitori di altri racconti. E tra un racconto e l'altro vi sono riflessioni, citazioni eccetera.
Per vedere com'è organizzato il blog cliccate sulla sezione: Metarules
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Texti
Questo capitolo arriva dopo tanti mesi. E' agosto, ho un po' di tempo e il piacere di tornare a questa storia resta. Vi sono romanzi che sono come l'amore della tua vita. Non li lascerai mai. Ora Stylg arriva alla fiera di Ocomo e inizia la sua carriera di sobillatore... LIBRO II, Capitolo 25
I wrote this text for the birthday of two women who are twins and gemini.
E' solo per contarli che gli anni della nostra vita si chiamano con numeri. Ma dice poco contare cose così diverse come gli anni della vita. Sarebbe meglio se avessero nomi. E se questi nomi potessimo darli a libertà nostra. Così al compimento potremmo battezzarlo ognuno nel giorno in cui è completo.
Di volta in volta potremmo chiamare quei dodici mesi venuti alla luce in modo appropriato.
Potremmo dire "Oggi compio leggero", o certamente potrebbe chiamarsi malinconico o anche addio a un amore o persino morte di un amico. Ma ricorderemmo sempre quando compimmo fioritura o prima notte o trionfo, sereno o ribellione.
Così gli inviti diranno: "Sabato ci sarà una festa per il mio compleanno di conquista" o magari più mestamente: "Festeggeremo insieme la fine di palude".
Se gli anni avessero nomi, dovremmo cercarli e pensarli e affibbiarli, e dimenticheremmo l'abitudine di contarli come una fila di cose uguali che sempre aumenta di dietro e diminuisce davanti.
Potremmo vederli come quadri dipinti da una mano, di cui noi siamo il pennello. Quadri allegri, tristi, esaltati di colore o tagliati da linee fulminee, densi di figure ieratiche o soffusi di tenui sfumature.
Se gli anni avessero nomi sarebbero tanti figli che abbiamo fatto nascere e che camminano sempre, ognuno per la sua strada, diventando giorno dopo giorno la nostra vita.
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It is just to count them that we call the years of our life by numbers. But how silly to count such dissimilar things as the years of one's life. It would be better if they had names. And if we might name them in sheer freedom. Thus, on our birthday, we might baptize the bygone year as it fulfils its completion. Any time we might name those twelve newborn months in the appropriate mood.
We might say "Today's I'm gentle years old", or that year might be named melancholy, or farewell to a romance, or even death of friend. Yet forever we would remember our blossoming birthday, or first night or triumph or rebellion!
And invitations will run: "Next Saturday I will give a party for my conquer birthday" or maybe more gloomily: "We will celebrate together the end of swamp."
If the years had names, we should look for them, and think them and assign them, and we will forget the habit of counting them, as if they were a line of equal things that is always getting longer behind us and shorter ahead.
We might see the years like paintings, drawn by a hand of which we are the brush. Merry paintings, or sad ones, exalted by colors or cut by lines like lightnings, thick with hieratic figures or suffused with soft shades.
If the years had names they would be like many children we bore, who walk on and on, each on his path, and become day by day our life.
To Angela and Susanna, 1 June 2011
The novel will be and remain unfinished, since unfinished works ask for other hands to continue the opera. It will also be infinite, because an infinite story can go on endlessly, and give endless pleasure to readers and divine torment to writers. It will be infinite in future and past, extending in both the prequel and sequel dimensions, and infinite in space estending in parallel stories. It will branch at any joint, generating parallel sequences, returning circuits, diverging routes, any one of them capable of branching in its turn, and so on. Last, it will be transfinite, that means, any point of the story can be infinitely divisible, in smaller and smaller units. From the point of view of authoring, it will allow many writers to collaborate, but in a coordinate and rational way, as open source software is developed. In this initial phase a single author, the one who is now writing, will draw the general design of the opera. Then, forums and discussion spaces will be available to debate and decide how to continue the novel and who will be in charge of the different parts. The 1st MetaAuthor will supervise the works, and, after his death, retirement or inability, a Second MetaAuthor will be chosen, and so on, until there will be writers willing to continue the opera.
Lyta, sistemato Urkinus, attiva il sistema di emergenza, che sonda lo spazio intorno. Trova una nave mineraria, una planet eater, poco lontano. Può essere raggiunto in una settimana di volo solare. La nave dispiega le vele solari.
Sulla Planet Eater c'è un uomo, barbuto e selvaggio, e un androide, una pin up sintetica. Agganciano la nave di Lyta. Individuano uno s/t. La Planet Eater attende una nave cargo robot tra due mesi. Lyta non dice niente di Urkinus, ormai ha imparato a controllarlo. Lui ora comincia ad apprezzare di essere con ...
Questo capitolo arriva dopo quasi 10 mesi. Il blog mi era sembrato morto. Non posso continuare così lentamente. Copiare a mano. Il tempo non basta. L'arte richiede una decisione sulla vita. E io non so prenderla. Probabilmente non sono abbastanza coraggioso, o non è destino. Ma tant'è: questo capitolo è importante, Stylg va a sbattere anche lui, come personaggio, contro il suo fato. LIBRO II, Capitolo 24
Lyta e Urkinus con lo spezzone di nave si avvicinano a una nave mangia-pianeti (vedi in questo blog 'La nave nera') sulla quale lavora un solo uomo, uno strano individuo. La nave sta mangiando un pianeta. Lì succedono cose strane.
Lyta cerca di estendere la sua mente telepatica ma le distanze nel Multiverso sono immense. In questi casi un ESP usa un 'fissatore di caso', vale a dire un generatore di eventi stocastici, come una semplice dado o una monetina o gli steli di millefoglie usati per l'I Ching. Questi oggetti bipartiscono il caso rispondendo a sottili variazioni. Il caso è un elemento fondamentale del Senso, la dimensione che l'uomo ha scoperto quando ha iniziato a usare i condensatori di campo gravitazionale, che aprono dei 'buchi' nel tessuto dello spazio a 4 dimensioni.
Urkinus e Lyta sono i soli abitanti dello spezzone di nave. La nave è modulare. E' costituita da un lunghissimo traliccio al quale sono collegate delle unità di storage, molto grandi. All'interno del traliccio si trovano i tubi che collegano le due estremità della nave. L'unità di comando si trova a prua. Il generatore del campo gravitazionale che fa passare la nave attraverso lo spaziotempo si trova al centro. La nave si può separare in settori per motivi di manutenzione e sostituzione parti. Lyta si trova in un settore che comprende l'ultimo quarto della nave, lungo circa 500 metri (sopra dice un km). A poppa si trovano i motori a ioni per le manovre interplanetarie e lungo la nave quelli di manovra e di emergenza. La rete della nave è composta di diverse unità connesse tra loro, le principali sono nella zona comando e generatore, ma ogni settore è dotato di una unità di AI che può prendere decisioni operative e manovrare la nave in caso di emergenza. Può anche comunicare secondo i protocolli interplanetari in situazioni di emergenza.
La nave è dotata in ogni settore di una astrogondola di salvataggio che però ha scarsa autonomia, può servire solo a raggiungere un pianeta nel caso la nave sia in orbita attorno ad esso o molto vicina.
Urkinus ogni giorno possiede Lyta due volte, una al mattino e una alla sera. Regolarmente, more ferarum.
Non riesce a prendere una decisione. Il sistema della nave chiede autorizzazione a lanciare l'SOS su tutto il settore, ma Urkinus teme che arrivi una nave di qualche Autorità, essendo ricercato nei primi 2 universi e in buona parte della Fascia Interna. In ogni caso anche se arrivasse una nave civile dovrebbero essere identificati. Il sistema non garantisce che i motori interplanetari siano affidabili perché non hanno superato tutti i controlli. Il sistema non è in grado di definire la posizione della nave. Questo accade spesso quando un 'salto' viene disturbato: in teoria si può finire in qualsiasi punto dello spaziotempo. Solitamente, tuttavia, alcuni attrattori spaziotemporali agiscono sulla nave, e una serie di piccoli salti la riporta in uno degli Universi conosciuti. Ma se non si ha un generatore, la nave è del tutto passiva. I segnali radio viaggiano lentamente (velocità della luce). Si possono usare boe iperspaziali, specie di 'bombe' che bucano casualmente lo spaziotempo, ma, anche se sono rilevate da qualcuno, non vi è modo di raggiungere la nave smarrita. Solo alcuni dei più abili ESP sono capaci di cercare e trovare, a volte, una nave smarrita.
Lyta cerca di estendere la sua mente per trovare qualcuno, ma trova solo un immenso vuoto.
Lyta cerca di convincere Urkinus a fare qualcosa, ma il kemio si fa di rilassanti e si spara video nel cervello, oltre a scoparla due volte al giorno. Nelle unità di emergenza c'è cibo e acqua a sufficienza e autonomia energetica per un mese.
Urkinus chiude Lyta in una cabina per evitare che manovri la nave quando si accorge che stava interrogando il computer.
Lyta dopo dieci giorni capisce che Urkinus può ridursi all'ultimo giorno senza fare nulla. Decide di provare ad attaccarlo con la mente. Ma non vuole ucciderlo, anche se lo odia. Inizia ad esplorare la mente di Urkinus mentre lui la possiede. Si rende conto che, se procede in un certo modo, lui non se ne accorge. ESPLORAZIONE DELLA MENTE DI URKINUS (poema? Canzone?) Riesce a causarli piccole pause mentali, poi più lunghe. Si rende conto che può sospendere la sensibilità cronologica del cervello, praticamente congelare il senso del tempo paralizzando il soggetto. Blocca in tal modo Urkinus. Poi inizia a manipolarlo, una specie di ipnosi interna. Questo richiede cinque giorni. Alla fine riesce a farlo entrare nella cabina e a rinchiuderlo, tenendolo in stti temporale. Interroga il sistema di bordo. Autorizza la trasmissione di SOS e lo sganciamento delle boe iperspaziali. Autorizzando l'uso dei motori il computer afferma di poter raggiungere in 4 giorni una stella in grado di rifornire di energia la nave. Lyta dà l'ordine. I grandi motori si accendono e lo spezzone di nave si muove.Urkinus e Lyta sono i soli abitanti dello spezzone di nave.
La nave è modulare. E' costituita da un lunghissimo traliccio al quale sono collegate delle unità di storage, molto grandi. All'interno del traliccio si trovano i tubi che collegano le due estremità della nave. L'unità di comando si trova a prua. Il generatore del campo gravitazionale che fa passare la nave attraverso lo spaziotempo si trova al centro. La nave si può separare in settori per motivi di manutenzione e sostituzione parti. Lyta si trova in un settore che comprende l'ultimo quarto della nave, lungo circa 500 metri (sopra dice un km). A poppa si trovano i motori a ioni per le manovre interplanetarie e lungo la nave quelli di manovra e di emergenza. La rete della nave è composta di diverse unità connesse tra loro, le principali sono nella zona comando e generatore, ma ogni settore è dotato di una unità di AI che può prendere decisioni operative e manovrare la nave in caso di emergenza. Può anche comunicare secondo i protocolli interplanetari in situazioni di emergenza.
La nave è dotata in ogni settore di una astrogondola di salvataggio che però ha scarsa autonomia, può servire solo a raggiungere un pianeta nel caso la nave sia in orbita attorno ad esso o molto vicina.
Urkinus ogni giorno possiede Lyta due volte, una al mattino e una alla sera. Regolarmente, more ferarum.
Non riesce a prendere una decisione. Il sistema della nave chiede autorizzazione a lanciare l'SOS su tutto il settore, ma Urkinus teme che arrivi una nave di qualche Autorità, essendo ricercato nei primi 2 universi e in buona parte della Fascia Interna. In ogni caso anche se arrivasse una nave civile dovrebbero essere identificati. Il sistema non garantisce che i motori interplanetari siano affidabili perch�© non hanno superato tutti i controlli. Il sistema non è in grado di definire la posizione della nave. Questo accade spesso quando un 'salto' viene disturbato: in teoria si può finire in qualsiasi punto dello spaziotempo. Solitamente, tuttavia, alcuni attrattori spaziotemporali agiscono sulla nave, e una serie di piccoli salti la riporta in uno degli Universi conosciuti. Ma se non si ha un generatore, la nave è del tutto passiva. I segnali radio viaggiano lentamente (velocità della luce). Si possono usare boe iperspaziali, specie di 'bombe' che bucano casualmente lo spaziotempo, ma, anche se sono rilevate da qualcuno, non vi è modo di raggiungere la nave smarrita. Solo alcuni dei più abili ESP sono capaci di cercare e trovare, a volte, una nave smarrita.
Lyta cerca di estendere la sua mente per trovare qualcuno, ma trova solo un immenso vuoto.
Lyta cerca di convincere Urkinus a fare qualcosa, ma il kemio si fa di rilassanti e si spara video nel cervello, oltre a scoparla due volte al giorno. Nelle unità di emergenza c'è cibo e acqua a sufficienza e autonomia energetica per un mese.
Urkinus chiude Lyta in una cabina per evitare che manovri la nave quando si accorge che stava interrogando il computer.
Lyta dopo dieci giorni capisce che Urkinus può ridursi all'ultimo giorno senza fare nulla. Decide di provare ad attaccarlo con la mente. Ma non vuole ucciderlo, anche se lo odia. Inizia ad esplorare la mente di Urkinus mentre lui la possiede. Si rende conto che, se procede in un certo modo, lui non se ne accorge. ESPLORAZIONE DELLA MENTE DI URKINUS (poema? Canzone?)
Riesce a causarli piccole pause mentali, poi più lunghe. Si rende conto che può sospendere la sensibilità cronologica del cervello, praticamente congelare il senso del tempo paralizzando il soggetto. Blocca in tal modo Urkinus. Poi inizia a manipolarlo, una specie di ipnosi interna. Questo richiede cinque giorni. Alla fine riesce a farlo entrare nella cabina e a rinchiuderlo, tenendolo in stti temporale. Interroga il sistema di bordo. Autorizza la trasmissione di SOS e lo sganciamento delle boe iperspaziali. Autorizzando l'uso dei motori il computer afferma di poter raggiungere in 4 giorni una stella in grado di rifornire di energia la nave.
Lyta dà l'ordine. I grandi motori si accendono e lo spezzone di nave si muove.
9/5/10
1001 stella non è un romanzo erotico, mixa coscientemente i generi porno e SF, come la Barbarella degli anni '60. Questi appunti sono per adulti!
Urkinus cerca Lyta nel blocco di nave, lungo comunque oltre un chilometro. Lyta si nasconde. Perde il contatto con gli altri. Il troncone di nave in cui si trova è deserto, ma mantiene funzioni autonome, inclusa una certa capacità di propulsione e direzione.
Si rende conto che non vi è più l'ora Federale (un sistema di boe-satelliti a emissione radio disseminati attorno a tutti i mondi conosciuti dai terrestri, emette un segnale sincronizzato definito 'spazio-tempo federale standard' -SFS- che serve a collocare le navi nel luogo e nel tempo.) quindi la nave non è più nello stesso spazio tempo.
Mentalmente percepisce Urkinus avvicinarsi. Sa che prima o poi la troverà. Sa che non c'è nessun altro nella nave. Lo osserva attraverso il centro di controllo della sezione di nave. Poi deve lasciarlo perché il Kemio lo trova e ne prende possesso. Ora è lui che osserva Lyta attraverso le videocamere.
Urkinus uno dopo l'altro si impadronisce di tutte le riserve di cibo. Poi toglie corrente alle diverse sezioni.
Lyta lascia che Urkinus la trovi.
Urkinus le si avvicina. Si è condizionato con un livello di estrema aggressività. Lyta tuttavia lo ferma e gli parla: “Siamo isolati dall'universo, lo hai visto anche tu: non c'è più il tempo standard, chissà dove siamo finiti. Io sono un'esp, posso trovare un contatto, ma non so governare la nave. Dobbiamo collaborare.”
Ma Urkinus non sembra capire le parole, è una macchina da uccidere.
La mente di Lyta partorisce questo ragionamento: “Devo calmarlo e sottometterlo. L'unico modo che ho è offrirmi a lui, fare in modo che mi possieda. D'altra parte, sono frigida, forse non proverò neppure disgusto. Prima o poi mi troverà.”
Lyta indossa solo un micro-perizoma. Si avvicina a Urkinus e gli si offre. “Prendimi, mi vuoi?” Ha letto nella sua mente irrigidita dalle sostanze una repressione estrema. Urkinus si considera un mostro e vive solo di sesso virtuale. Sulla sua tshirt c'è scritto “Prod 2be a_kemio” ed è disegnato un mostro con un pene eretto.
Il pirata si blocca. La guarda. Lyta si tocca i seni. Sorride. “Posso farti delle belle cose...”
Urkinus la tocca con una delle mani sintetiche.
La lega. Lyta ha paura, ma sorride.
Il kemio si inietta un afrodisiaco esterno (non ha la sacca sottocutanea perché non fa quasi mai sesso).
Penetra Lyta con un pene durissimo che la ragazza accoglie con fatica. Ma la sua vagina è come separata dal suo cervello. Urkinus dopo un lungo tempo eiacula rantolando. Ma è ancora duro. Lyta gli propone una sega. Urkinus la slega. Lyta esegue facendolo venire ancora.
Ora il pirata è più calmo.
Lyta gli propone un'alleanza e ora Urkinus accetta.
Ma da quanto non scrivo!!! Ora spero di poter riprendere. Sono stato due mesi immerso in reedo.org
Da due mesi costruisco nella mia mente questa storia, soprattutto nei brevi minuti prima di addormentarmi. L'astronave sulla quale si trova Lyta si è divisa in due, ognuna delle due parti è finita in un diverso spaziotempo. Nel moncone in cui si trova Lyta, un immenso corpo autonomo nello spazio infinito, oltre a lei è finito Urkinus. I pirati lo avevano spedito a cercarla e quando la nave si è divisa lui è finito dalla parte staccata. Urkinus è un relitto della galassia. Si è fatto amputare le braccia per diventare un lottatore abusivo con false braccia cyborg negli incontri clandestini, lo ha pagato un'organizzazione. Siccome però è stupido, e si è fatto scoprire, lo hanno cacciato ed è finito a lottare con i cyborg, con i quali perdeva, dopo avergli bruciato il rivestimento delle braccia biomorfe, che sono così ridotte alla struttura meccanica, senza pelle sopra, bruciate. Così si è trovato derelitto ed è entrato tra i pirati. E' anche diventato un kemio, perché ha dei disturbi emo, così si auto-induce stati emotivi chimicamente, attraverso uin programmatore underskin. Questa specie di Quasimodo dello spazio arranca nei corridoi bui cercando Lyta. La troverà, si incontreranno. Il mostro e la bella. In qualche modo un atto erotico, simbolico o realistico, avrà luogo, come è logico, ma poi Urkinus si sottometterà a Lyta, diverrà suo fedele servitore. Ora si muove ferocemente nei corridoi, terrorizzato perché nel balzo iperspaziale ogni comunicazione con la nave pirata è tagliata, iniettandosi emo-droghe per trovare lo stato emotivo che lo possa stabilizzare. E' questa la miseria dei kemio, che modellano da soli le proprie emozioni, incapaci di tollerare quelle reali che il loro corpo produce.
Una prima ispirazione per la continuazione della storia di Lyta. Scusate lo stile ma sono appunti... Si tratta delle prime strutture di un nuovo capitolo. Di qui poi dovrà dipanarsi la storia.
L'astrogondola è un'astronave di passaggio che la porta, assieme alle persone che l'hanno fatta fuggire dalla Terra, su una enorme astronave interstellare.
Dovrò studiare bene le astronavi, ma al momento le vedo lunghe da uno a tre chilometri, vengono costruite nello spazio e non scendono a terra se non in casi eccezionali per andare in cantiere. In questi casi vengono calate nell'atmosfera da una miriade di rimorchiatori gravitazionali.
Possiedono tre sistemi di propulsione: uno è quello Anti-G. I reattori anti-G, direzionati all'interno della nave producono il campo che proietta la nave nell'iperspazio. Orientati verso l'esterno governano il veicolo nei campi gravitazionali planetari o stellari, dando il primo impulso verso l'esterno. Il secondo sono le vele solari, che accelerano la nave progressivamente e la fanno spostare nei sistemi stellari. Il terzo sono i motori fotonici che vengono usati per le manovre di maggior precisione, per le emergenze e soprattutto nelle navi da guerra.
L'interno delle navi è costruito in modo diverso a seconda delle diverse culture della navigazione.
Le navi della Tribù, in genere, riempiono di acqua gran parte degli ambienti dove vive l'equipaggio. L'esercizio necessario per muoversi nel fluido mantiene il tono muscolare. La respirazione è garantita da micro-respiratori.
La nave di Lyta viene attaccata da pirati alla prima sosta dopo la partenza dalla Terra. I pirati si nascondono dietro a un pianeta. Un nave finge di essere in panne e lancia l'SOS. Il comandante sospetta ma non può evitare di spedire una navetta a verificare i problemi della nave. La navetta viene attaccata e sequestrata, i pirati si avvicinano e si agganciano alla nave. Vengono fatti salire a bordo e si impadroniscono della nave con le armi. Il capo dei pirati è una donna, si chiama .....
Lyta si era recata a nuotare dall'altra parte della nave, a diversi chilometri di distanza.
La nave può dividersi in blocchi.
L'esp indiana riesce a comunicare con Lyta e ad avvertirla del'attacco dei pirati. Lyta si nasconde da qualche parte dell'immensa struttura, nel punto estremo.
Il piano che fanno è il seguente: al momento in cui l'esp navigatore fa scattare il reattore gravitazionale per il balzo nell'iperspazio Lyta, che segue la sua mente, fa scattare il meccanismo di separazione della nave. La parte del reattore, per la diminuzione di massa, finisce in un altro spaziotempo rispetto a quello previsto. La parte con Lyta resta dov'era (o si sposta altrove anch'essa?)
questo permette di inventare molte belle storie.
E' il primo giorno del 2010 e solo oggi ho finito di copiare questo lungo capitolo (30 pagine dattiloscritte). Il lavoro è stato tanto e non avevo tempo. Ci ho messo esattamente due mesi: ho iniziato a copiarlo il primo novembre... Certamente non posso continuare di questo passo, visto che ci sono ancora decine di capitoli. Spero di poter organizzare un po' meglio la mia vita, ma non sarà facile... In questo capitolo l'iniziazione di Stylg si conclude. C'è una complessa simbologia tratta da una disciplina esoterica molto nota... vediamo se qualcuno la riconosce. Non è così difficile. E' un capitolo un po' astruso, ma tutto il romanzo lo è, inutile che ci pensi ora. Vedremo alla fine. LIBRO II, Capitolo 23
Finalmente sono riuscito a copiare il cap. 22, erano 24 pagine per fortuna in parte scritte a mano, quindi meno dense. Che strana cosa questo affannarsi, questa pena per trovare un'ora, mezz'ora, a volte la notte o la mattina prima di iniziare il lavoro, il piacere di conquistarla e il senso di colpa del lavoro che viene messo da parte, o delle faccende di casa o delle relazioni personali o sociali. Per fare cosa? Per copiare... copiare a mano, anche se su una tastiera, come i monaci negli scriptoria medievali... copiare... un gesto antico, il modo con cui per millenni si sono fatti i libri, fino a Gutemberg. La sensazione di schiavitù che è propria del copiare, attività in cui sei servo del testo, lo segui, lo annoti ogni tanto, attività ottusa. Eppure nessun altro potrebbe farlo, se non dopo un addestramento, nessuno può districarsi tra foglietti, calligrafia a volte contorta, il manoscritto. E soprattutto, in ogni caso dovrei leggerlo, lavorarci successivamente. In questo modo, torno a impadronirmi del testo. Spesso cerco di anticiparne i passaggi, e a volte ci riesco, a volte il racconto è del tutto scomparso dalla mia memoria. E' come se leggessi un altro. Che sono io vent'anni fa. Lo vedo, a tratti, quest'uomo di vent'anni fa. Lo vedo scrivere, lo ricordo avvolto nelle sue vicende personali. Sono io. Ricordo le donne che vedevano le sue spalle mentre lavorava. Un'impresa che non so quando finirà. Ci ho messo 8 giorni per questo capitolo. Ce ne sono ancora tanti. Senti il tempo che ti sfugge dalle mani. Comincio a capire il rapporto di un artista con la morte, il senso profondo e intimo della frase ippocratica ars longa vita brevis. Tu vedi la linea del fare che prosegue come una strada diritta che arriva lontana lontana, ma sai che non arriverai mai alla fine, che prima la tua vita sarà finita. Eppure, non puoi fare altro che camminare. Beh, non esageriamo, divento melodrammatico! Spero proprio di finire questo romanzo, almeno di copiarlo e di passare a pensare al Mularoni Papers Project, lo step successivo. Da virgo prudens posso anche dire che ritengo di avere buone probabilità di farcela. Godo di buona salute e per ora mi danno uno stipendio. In questo capitolo leggete l'iniziazione di Stylg. La sua prima parte. LIBRO II, Capitolo 22
Un breve anticipo dal cap. 22.
La seconda parte del romanzo ha come leit motiv il confronto tra una società di pastori (come poteva essere quella romana arcaica, o quella omerica, o quella di tribù africane ormai in via di occidentalizzazione) e una società tecnologica come la nostra.
E' in gran parte influenzata dal viaggio dell'autore in Africa del 1977, che lo ha cambiato profondamente nella visione del mondo. Anzi, da allora, dei mondi.
“Perché si mettono delle protezioni sotto i piedi?” “Tutti i terrestri le portano, si chiamano scarpe.” “Scarpe” -memorizzò Dhorg- “ma perché le mettono?” “Perché hanno i piedi delicati.” “E perché hanno i piedi delicati?” “Perché portano le scarpe, e i piedi non si induriscono.” “Vedi che fanno le cose senza motivo?”
Capitolo breve. Stylg rientra nella casa degli zii ma apprende che deve ripartire subito per completare l'iniziazione. I prossimi due capitoli sono piuttosto lunghi, ci vorrà un po' per copiarli. Portate pazienza, ma non mi sembra una buona idea spezzare i capitoli. LIBRO II, Capitolo 21
Un lungo capitolo nel quale seguiamo Stylg nelle 'case dei lottatori', dove apprende la tradizionale lotta Hyarta. A un certo punto, a pagina 3, il racconto passa dalla 3a alla 1a persona, così, ex abrupto. Non so perché io nel passato ho preso questa decisione, e se è stata consapevole o involontaria. Sulla scelta di scrivere in prima o terza persona si possono scrivere libri interi, secondo me. Ci sono aspetti linguistici, narrativi, filosofici, estetici, ecc. Una regola dice che un testo deve essere scritto o in prima o in terza. Non so come sarà la versione finale del romanzo, ma per ora è così. A un certo punto cambia. Su questo punto se i lettori mi volessero dare un loro parere mi sarebbe veramente utile. In particolare sugli effetti che fa cambiare, e quale delle due impostazione preferiscono. Mi chiedo poi il senso di costruire una teoria e un'arte marziale del tutto fantastiche. In un certo senso la fantascienza è meta-letteratura in modo quasi necessario. Voglio dire che, dovendo inventare qualcosa che non esiste, necessariamente ti rifai ad altra letteratura. Nell'invenzione dell'Ota-non, la lotta hyarta, in realtà mi sono ispirato anche alla mia pratica di arti marziali, peraltro breve, anche se molto importante. Ho praticato il Tai Chi in una palestra di Cannaregio a Venezia, sotto validi maestri, ma non ho mai combattuto contro nessuno, se non da ragazzino. D'altra parte, un autore ha due scelte. Carlos Castaneda, l'inventore di Don Juan, una serie cult degli anni '70, affermò che le sue storie erano vera cultura degli indiani Yaqui, e infine fondò una specie di religione. Altri, come Jonathan Swift, dietro la macchina narrativa, fanno capire che scrivono per metafore, che stanno parlando di altro. Francamente non saprei dire se questo romanzo è scritto da uno che ci crede o da uno che gioca. Secondo me è veramente un romanzo iniziatico, intendo dire che alla fine del percorso avrete appreso qualcosa su voi stessi. Ma molti romanzi sono così. E apprendere qualcosa su noi stessi, diventare (leggermente o profondamente) diversi da ciò che eravamo prima, implica anche apprendere che a volte non sappiamo davvero se ci crediamo o se giochiamo, con le nostre idee. Perché quando nella vita pensi di aver capito quello che ti serve, è proprio allora che spesso tutto si disfa come la neve al sole e ti rendi conto che il mondo, e tu, e tutto, sono completamente diversi da come li pensavi. Un percorso iniziatico deve comprendere soprattutto l'ironia e l'incertezza rispetto a sè stesso. Ciò che mi fa diffidare dei guru e dei maestri è proprio il fatto che si prendono sul serio. Un vero maestro non si prende mai sul serio. LIBRO II, Capitolo 20
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Listening Brian Eno e Robert Fripp, (No Pussyfooting), 1973, uno dei migliori dischi di pop elettronico, secondo me, fatto con due registratori da Eno e la chitarra di Fripp (King Crimson, per chi non sa). Due brani di circa 15' l'uno, uno per lato del vinile. Soft Machine, Third ( 1970, Columbia). Robert Wyatt qui con Elton Dean, un gruppo mitico inglese, di Canterbury, che mescolava pop, jazz e elettronica. Musica... Bob Dylan, Love and Theft 2001. Come cantare fumando un numero spropositato di sigarette. Reading Ho appena letto Tibet. Mito e storia, di Pietro Angelini, Viterbo, Stampa Alternativa, 2008. Veramente un bellissimo testo di storia. Serio ma piacevole come un romanzo. Perché si può fare storia scientificamente e piacevolmente. Beh, leggete Decadenza e caduta dell'impero romano di Edward Gibbon, se non ci credete. Dopo questo libro le questioni attuali sul Tibet vi appariranno in un'altra luce, molto più chiara. Proprio in questi giorni, a Daramsala, si è tenuta una riunione cruciale per l'avvenire del Paese delle Nevi e del XIV Dalai Lama. Watching Film...
La ricerca fotografica e la sensibilità di Giulia Ripalti sul suo blog
Un periodico online in cui si parla di Rimini e del resto del mondo. Qui trovate dei miei articoli, ma anche molto di meglio. Il Pasquino
Il sito di un altro amico e collega semiotico. Salvatore Zingale
Il blog di un amico, assaggiatore e viaggiatore dal consiglio affidabile. Michele Marziani, appunti di viaggio
Il blog di Giovanna Cosenza, il mio specchio astrologico rovesciato. DIS.AMB.IG.UANDO
La prima rivista di semiotica italiana online Ocula
06/02/2012 @ 1.08.35
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