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Welcome to Giampaolo Proni's weblog. Si tratta di un esperimento di meta-narrativa su blog. Cercherò cioè di raccontare il raccontare, o narrare il narrare, se preferite. Per questo si chiama MetaText. Anche i racconti che compaiono qui dentro potranno essere a loro volta contenitori di altri racconti. E tra un racconto e l'altro vi sono riflessioni, citazioni eccetera.
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Texti
Una prima ispirazione per la continuazione della storia di Lyta. Scusate lo stile ma sono appunti... Si tratta delle prime strutture di un nuovo capitolo. Di qui poi dovrà dipanarsi la storia.
L'astrogondola è un'astronave di passaggio che la porta, assieme alle persone che l'hanno fatta fuggire dalla Terra, su una enorme astronave interstellare.
Dovrò studiare bene le astronavi, ma al momento le vedo lunghe da uno a tre chilometri, vengono costruite nello spazio e non scendono a terra se non in casi eccezionali per andare in cantiere. In questi casi vengono calate nell'atmosfera da una miriade di rimorchiatori gravitazionali.
Possiedono tre sistemi di propulsione: uno è quello Anti-G. I reattori anti-G, direzionati all'interno della nave producono il campo che proietta la nave nell'iperspazio. Orientati verso l'esterno governano il veicolo nei campi gravitazionali planetari o stellari, dando il primo impulso verso l'esterno. Il secondo sono le vele solari, che accelerano la nave progressivamente e la fanno spostare nei sistemi stellari. Il terzo sono i motori fotonici che vengono usati per le manovre di maggior precisione, per le emergenze e soprattutto nelle navi da guerra.
L'interno delle navi è costruito in modo diverso a seconda delle diverse culture della navigazione.
Le navi della Tribù, in genere, riempiono di acqua gran parte degli ambienti dove vive l'equipaggio. L'esercizio necessario per muoversi nel fluido mantiene il tono muscolare. La respirazione è garantita da micro-respiratori.
La nave di Lyta viene attaccata da pirati alla prima sosta dopo la partenza dalla Terra. I pirati si nascondono dietro a un pianeta. Un nave finge di essere in panne e lancia l'SOS. Il comandante sospetta ma non può evitare di spedire una navetta a verificare i problemi della nave. La navetta viene attaccata e sequestrata, i pirati si avvicinano e si agganciano alla nave. Vengono fatti salire a bordo e si impadroniscono della nave con le armi. Il capo dei pirati è una donna, si chiama .....
Lyta si era recata a nuotare dall'altra parte della nave, a diversi chilometri di distanza.
La nave può dividersi in blocchi.
L'esp indiana riesce a comunicare con Lyta e ad avvertirla del'attacco dei pirati. Lyta si nasconde da qualche parte dell'immensa struttura, nel punto estremo.
Il piano che fanno è il seguente: al momento in cui l'esp navigatore fa scattare il reattore gravitazionale per il balzo nell'iperspazio Lyta, che segue la sua mente, fa scattare il meccanismo di separazione della nave. La parte del reattore, per la diminuzione di massa, finisce in un altro spaziotempo rispetto a quello previsto. La parte con Lyta resta dov'era (o si sposta altrove anch'essa?)
questo permette di inventare molte belle storie.
E' il primo giorno del 2010 e solo oggi ho finito di copiare questo lungo capitolo (30 pagine dattiloscritte). Il lavoro è stato tanto e non avevo tempo. Ci ho messo esattamente due mesi: ho iniziato a copiarlo il primo novembre... Certamente non posso continuare di questo passo, visto che ci sono ancora decine di capitoli. Spero di poter organizzare un po' meglio la mia vita, ma non sarà facile... In questo capitolo l'iniziazione di Stylg si conclude. C'è una complessa simbologia tratta da una disciplina esoterica molto nota... vediamo se qualcuno la riconosce. Non è così difficile. E' un capitolo un po' astruso, ma tutto il romanzo lo è, inutile che ci pensi ora. Vedremo alla fine. LIBRO II, Capitolo 23
Finalmente sono riuscito a copiare il cap. 22, erano 24 pagine per fortuna in parte scritte a mano, quindi meno dense. Che strana cosa questo affannarsi, questa pena per trovare un'ora, mezz'ora, a volte la notte o la mattina prima di iniziare il lavoro, il piacere di conquistarla e il senso di colpa del lavoro che viene messo da parte, o delle faccende di casa o delle relazioni personali o sociali. Per fare cosa? Per copiare... copiare a mano, anche se su una tastiera, come i monaci negli scriptoria medievali... copiare... un gesto antico, il modo con cui per millenni si sono fatti i libri, fino a Gutemberg. La sensazione di schiavitù che è propria del copiare, attività in cui sei servo del testo, lo segui, lo annoti ogni tanto, attività ottusa. Eppure nessun altro potrebbe farlo, se non dopo un addestramento, nessuno può districarsi tra foglietti, calligrafia a volte contorta, il manoscritto. E soprattutto, in ogni caso dovrei leggerlo, lavorarci successivamente. In questo modo, torno a impadronirmi del testo. Spesso cerco di anticiparne i passaggi, e a volte ci riesco, a volte il racconto è del tutto scomparso dalla mia memoria. E' come se leggessi un altro. Che sono io vent'anni fa. Lo vedo, a tratti, quest'uomo di vent'anni fa. Lo vedo scrivere, lo ricordo avvolto nelle sue vicende personali. Sono io. Ricordo le donne che vedevano le sue spalle mentre lavorava. Un'impresa che non so quando finirà. Ci ho messo 8 giorni per questo capitolo. Ce ne sono ancora tanti. Senti il tempo che ti sfugge dalle mani. Comincio a capire il rapporto di un artista con la morte, il senso profondo e intimo della frase ippocratica ars longa vita brevis. Tu vedi la linea del fare che prosegue come una strada diritta che arriva lontana lontana, ma sai che non arriverai mai alla fine, che prima la tua vita sarà finita. Eppure, non puoi fare altro che camminare. Beh, non esageriamo, divento melodrammatico! Spero proprio di finire questo romanzo, almeno di copiarlo e di passare a pensare al Mularoni Papers Project, lo step successivo. Da virgo prudens posso anche dire che ritengo di avere buone probabilità di farcela. Godo di buona salute e per ora mi danno uno stipendio. In questo capitolo leggete l'iniziazione di Stylg. La sua prima parte. LIBRO II, Capitolo 22
Un breve anticipo dal cap. 22.
La seconda parte del romanzo ha come leit motiv il confronto tra una società di pastori (come poteva essere quella romana arcaica, o quella omerica, o quella di tribù africane ormai in via di occidentalizzazione) e una società tecnologica come la nostra.
E' in gran parte influenzata dal viaggio dell'autore in Africa del 1977, che lo ha cambiato profondamente nella visione del mondo. Anzi, da allora, dei mondi.
“Perché si mettono delle protezioni sotto i piedi?” “Tutti i terrestri le portano, si chiamano scarpe.” “Scarpe” -memorizzò Dhorg- “ma perché le mettono?” “Perché hanno i piedi delicati.” “E perché hanno i piedi delicati?” “Perché portano le scarpe, e i piedi non si induriscono.” “Vedi che fanno le cose senza motivo?”
Capitolo breve. Stylg rientra nella casa degli zii ma apprende che deve ripartire subito per completare l'iniziazione. I prossimi due capitoli sono piuttosto lunghi, ci vorrà un po' per copiarli. Portate pazienza, ma non mi sembra una buona idea spezzare i capitoli. LIBRO II, Capitolo 21
Un lungo capitolo nel quale seguiamo Stylg nelle 'case dei lottatori', dove apprende la tradizionale lotta Hyarta. A un certo punto, a pagina 3, il racconto passa dalla 3a alla 1a persona, così, ex abrupto. Non so perché io nel passato ho preso questa decisione, e se è stata consapevole o involontaria. Sulla scelta di scrivere in prima o terza persona si possono scrivere libri interi, secondo me. Ci sono aspetti linguistici, narrativi, filosofici, estetici, ecc. Una regola dice che un testo deve essere scritto o in prima o in terza. Non so come sarà la versione finale del romanzo, ma per ora è così. A un certo punto cambia. Su questo punto se i lettori mi volessero dare un loro parere mi sarebbe veramente utile. In particolare sugli effetti che fa cambiare, e quale delle due impostazione preferiscono. Mi chiedo poi il senso di costruire una teoria e un'arte marziale del tutto fantastiche. In un certo senso la fantascienza è meta-letteratura in modo quasi necessario. Voglio dire che, dovendo inventare qualcosa che non esiste, necessariamente ti rifai ad altra letteratura. Nell'invenzione dell'Ota-non, la lotta hyarta, in realtà mi sono ispirato anche alla mia pratica di arti marziali, peraltro breve, anche se molto importante. Ho praticato il Tai Chi in una palestra di Cannaregio a Venezia, sotto validi maestri, ma non ho mai combattuto contro nessuno, se non da ragazzino. D'altra parte, un autore ha due scelte. Carlos Castaneda, l'inventore di Don Juan, una serie cult degli anni '70, affermò che le sue storie erano vera cultura degli indiani Yaqui, e infine fondò una specie di religione. Altri, come Jonathan Swift, dietro la macchina narrativa, fanno capire che scrivono per metafore, che stanno parlando di altro. Francamente non saprei dire se questo romanzo è scritto da uno che ci crede o da uno che gioca. Secondo me è veramente un romanzo iniziatico, intendo dire che alla fine del percorso avrete appreso qualcosa su voi stessi. Ma molti romanzi sono così. E apprendere qualcosa su noi stessi, diventare (leggermente o profondamente) diversi da ciò che eravamo prima, implica anche apprendere che a volte non sappiamo davvero se ci crediamo o se giochiamo, con le nostre idee. Perché quando nella vita pensi di aver capito quello che ti serve, è proprio allora che spesso tutto si disfa come la neve al sole e ti rendi conto che il mondo, e tu, e tutto, sono completamente diversi da come li pensavi. Un percorso iniziatico deve comprendere soprattutto l'ironia e l'incertezza rispetto a sè stesso. Ciò che mi fa diffidare dei guru e dei maestri è proprio il fatto che si prendono sul serio. Un vero maestro non si prende mai sul serio. LIBRO II, Capitolo 20
La festa va avanti. Dhorg tesse la sua tela, complessa e a tratti oscura. Sembra cambiare spesso idea, poi pare seguire un filo sottile, a momenti appare ambiguo, in altri perseverante. Devo dire che lo sciamano mi sembra un personaggio ben disegnato, almeno per quanto so fare. Alcune caratteristiche dei personaggi a volte sono casuali, magari ti viene fuori una frase, un atteggiamento, diverso dai precedenti solo perché ti eri dimenticato di ciò che avevi scritto. Poi lo rileggi e ti piace. Così il personaggio cresce e assomiglia a una persona vera, che non è sempre coerente, sempre costante, in tutto leggibile. C'è un sacco di caso nell'arte. Ma è caso? Buona domanda. Chi scrive quando scrivo? E' davvero solo il mio io cosciente? Chi dipinge quando un pittore dipinge? Se vediamo Bacon o Van Gogh, difficile pensare che sia solo il loro io cosciente. E Piero della Francesca, allora? C'è un sacco di caso nell'arte. Ecco perché una memoria di ferro, come quella dell'amico e maestro Umberto Eco, da una parte lo aiuta a scrivere romanzi, dall'altra, a mio parere, lo impaccia. Buona lettura di questo lungo capitolo. Il prossimo è ancora più lungo. E il lavoro che ho è ancora di più. Spero di trovare tempo, ma ci vorrà un po'. Abbiate pazienza. LIBRO II, Capitolo 19
Il prossimo capitolo è lungo 20 pagine dattiloscritte e manoscritte e ho molto lavoro, perciò ci vorrà un po' di tempo per poterlo copiare e caricare. Intanto carico una pagina metà dattiloscritta e metà scritta con pennino e inchiostro. Non è narcisismo, credetemi, è che la tecnica di scrittura a livello di strumento grafico è significativa. La scrittura in occidente è un sistema simbolico puro, nel senso che la mia 'a' può essere stampata in qualsiasi font e dimensioni e colore, e si considera che resti uguale. Questo è evidentemente falso. Pensate alla Divina Commedia scritta con una terzina di un colore diverso dall'altra, o con font di dimensioni variabili. E' vero che il valore del testo non dipende dai caratteri in cui è stampato, ma leggere "amor c'ha nullo amato amar perdona" così amor c'a nullo amato amar perdonaper cento canti, beh, qualcosa cambia. In giapponese, per esempio, la calligrafia del poeta è significativa. Il poeta sceglie una calligrafia, cioè sia uno stile esistente sia un modo personale di interpretarlo, e traccia la sua poesia che è un'unità di espressione e contenuto. Quando scrivi, è diverso ancora. Da quando scriviamo col computer abbiamo la possibilità di cancellare e riscrivere all'infinito. Umberto Eco dice che in questo modo abbiamo inventato il 'testo fantasma', perché quello che cancelliamo quando torniamo indietro o usiamo il tasto 'canc' lo perdiamo per sempre, cosa che un tempo non c'era. In effetti, l'autografo di Leopardi dell'Infinito riporta tutte le correzioni a mano del poeta. Se lo avesse scritto con un PC, non ci sarebbe traccia. Ma a parte questo, lo strumento che usi per scrivere in qualche modo influenza il modo di pensare mentre scrivi. Non i contenuti, sarebbe assurdo sostenerlo. Per esempio, scrivere a mano consente di scrivere all'aperto, in autobus, al mare. La velocità è diversa. Scrivere a macchina obbliga al ritmo del carrello, che devi far andare a capo, e a calcolare la fine della riga. Scrivere col pennino obbliga a intingerlo di tanto in tanto nell'inchiostro, è un metodo lento. E un metodo lento consente di pensare più a lungo. Diverso ancora, per esempio, è dettare. Non ho mai provato perché non ho mai avuto una segretaria o una persona così paziente da farlo. Tolstoj -si dice- dettò otto volte Guerra e pace alla moglie, bontà sua, della moglie, voglio dire, che lui tradiva piuttosto regolarmente, per poi attraversare pentimenti laceranti. La dettatura è usata da molto autori anglosassoni, in particolare americani. Se la persona che scrive è molto veloce e se costruisci velocemente le frasi, probabilmente è un metodo veloce. Ma la velocità non è sempre quello che vuoi. A volte vuoi scrivere lentamente. Quando le tue dita devono far scorrere delicatamente il pennino sul foglio, questo impegno assorbe maggiore parte del cervello che digitare su una tastiera, per noi che non ci siamo abituati, e la parte di cervello che pensa a cosa stai scrivendo, quella che detta alla mano, è più piccola, e scrivere è più faticoso, perciò -secondo me- sei più diretto, meno prolisso. Il PC è il tipico strumento di una prosa come quella di Stephen King (che peraltro non so come scrive). Una prosa molto valida, con alcuni veri capolavori, ma spesso estremamente lenta, concentrata sui particolari, avvolta su se stessa. Beh, ecco il foglio. .jpg) Ed ecco, per addolcirvi la bocca, l'Infinito.
Una festa a casa dei Drom-pa, i figli di Droma (ovviamente il suffisso -pa significa figli, in Hyarta). Lo sciamano trama, assistiamo a quello che in letteratura si chiama 'un affresco' di vita degli Hyarta. Ho mescolato suggestioni omeriche (il mendicante, il banchetto) con esperienze dell'Africa. Importantissimo per l'iconografia del romanzo il lavoro fotografico di Leni Riefensthal, due libri di foto dei Nuba del Sudan, Gente di Kau, e I nuba, una ricerca antropologica ed estetica della vecchia artista tedesca che va a scoprire le immagini della 'razza pura' nei corpi perfetti dei guerrieri e delle giovinette Nuba, che vivono senza vestiti e si ungono d'olio e si dipingono con bellissimi colori e disegni. Libri difficili da trovare, ma c'è qualcosa sul sito www.leni-riefenstahl.de . Non ho personalmente visto le terre dei Nuba quando sono stato in Sudan nel 1977. C'è stato più tardi Silvano Silvagni, un mio carissimo amico. Ho conosciuto i Dinka, una tribù molto più grande e, ahimé, esteticamente meno conforme ai canoni occidentali. Loro, ovviamente, si sentono belli o brutti come ogni popolo del mondo. Però si possono capire molte cose, entrando in contatto con popolazioni che ancora si spalmano di fango per difendersi dagli insetti e non portano né scarpe né vestiti da sempre, governano immense mandrie di vacche, cacciano con frecce e trappole e pure sono civiltà, culture, complete e orgogliose. LIBRO II, Capitolo 18
Può essere utile avere uno schema dei parenti di Stylg, visto che si stanno moltiplicando. Io la uso per scrivere, ho anche un vecchio file con tutti i personaggi, ma non lo trovo. Per un romanzo lungo servono degli archivi, altrimenti rischi di perdere tempo a cercare indietro, o sbagli nomi o descrizioni di cose. Genealogia della famiglia di Droma
Stylg e Nijia -doveva succedere, no?- fanno sesso. Mi piace anche il ritrattino della bambina, Vigi. Forse oggi la farei più gelosa della sorella e più triste, ma mi piace anche così, un po' troppo controllata per la sua età. Ma non è una ragazza italiana del 2009, è una hyarta... figlia di un popolo selvaggio e fiero. Mi rendo conto che in questo romanzo, soprattutto nella parte di Stylg, c'è molta psicologia e i personaggi hanno carattere e sentimenti, cosa infrequente in fantascienza. Ma non è scritto da nessuna parte che i personaggi della SF debbano essere figurine da Guerre Stellari. Con tutto che mi piace Star Wars e la space opera in generale. Nessun appassionato di SF, anche se legge Orwell e Bradbury, può non apprezzare le avventure spaziali. Insomma, ho cominciato a leggere robustamente verso gli 8 anni facendomi sbornie di Jules Verne e Salgari, mica Proust e Joyce. Però, anche Omero e Dante conoscono i sentimenti. Da evitare è il sentimentalismo, ma perché rinunciare ad avere personaggi con un po' di spessore umano? Il 'character' ben costruito aiuta a portare il lettore dentro il mondo della storia, e questo è sempre un compito della narrativa. LIBRO II, Capitolo 17
Continuano gli insegnamenti di Dhorg. Si parla di ha e di mente. Che senso può avere inventarsi una filosofia fantascientifica? Perché un lettore dovrebbe perdere tempo a leggere le frasi sapienti di Dhorg, che non sono altro che le invenzioni di un autore che non è uno sciamano, e che sarebbe ridicolo se fingesse di esserlo. Non lo so. Quando scrivevo pensavo di avere delle conoscenze della vita da comunicare. Ora non so, ma certamente gli insegnamenti di Dhorg sono una metafora complessa di zen, induismo, arti marziali, esoterismo alla Castaneda, cultura hippie ecc. In un certo senso sono una sintesi di tante cose che penso. In ogni caso c'è una frase che mi ha colpito, come se il me stesso di oltre 20 anni fa avesse fatto una profezia che si è avverata: "I tuoi maestri sono le donne", dice Dhorg a Stylg. E quello Stylg sono io, GP, e Anche Dhorg sono io, GP. E la profezia che ho fatto a me stesso si è rivelata corretta. Le donne sono state e sono ancora i miei maestri. C'è anche un testo abbastanza lungo scritto in iglish, che sarebbe il morphing dell'inglese globalizzato dei prossimi due secoli, parlato da indiani, africani, sudamericani, orientali. Un esperimento. LIBRO II, Capitolo 16
I am using google analytics to check how many visits the blog has and from where. I cannot see names and urls. I prefere so, anyway. I actually don't want to know who my readers are, I mean names and faces. I think no writer wants to. Many writers would like to hide even their own name. I am among them. I would like to use another name, but I am afraid this would give a feeling like I had something to hide. That's not so. It's just that real identities are not important in a symbolic world. Words are symbols. Symbols are connected to meaning by a code, nothing else. The way symbols create images, meaning, emotions, feelings in our mind and body is by relations that have nothing to do with how the symbol appears. Ancient Greeks had a clumsy word for the wonderful concept English call freedom and Italians libertà: eleuterìa. But the concept is the same, or very similar.
However, today I was looking at the places where blog visitors came from. They are few, this is not a continent like facebook. You are really a little community, my beloved readers. A little more than 300, mostly from Italy, of course. But even such a little world as MetaText had one visit from Chengdu, China, one from Washington state, USA (maybe my friend Bob? Who knows?), 8 from Brazil. Who are my readers? I don' know. But it is different from a book. A book is sold, and it is difficult to know even in which town it has been bought. But then, who is going to read it, whose hands are going to browse it, you will never know. With a blog, you have these hints, misterious traces. One unknown reader from Dijon, France, who (according to google) has spent 0:00:00 hours minutes seconds on the page. That means nothing. I imagine he (or she) opening the page and then closing it because it was not what he was looking for. Maybe even a bit annoyed. "Oh, it's Italian, what am I doing with it!" Well, I like it.
This little group of readers is slowly growing. They are usually silent, leave no comments. I like this too. I imagine they to be kind of serious people, mostly young, but also with a lot of imagination. They are patient, since MetaText is quite a random publisher. But the blog system leaves room for me to guess at them, at the same time giving me hints, traces, on which to reason and fancy. I definitely like it.
Stylg e Dhorg arrivano a Ocomo e trovano tutto cambiato: la civiltà terrestre è arrivata. Questo è il tema principale della storia di Stylg, che ci accompagnerà per il resto del II libro. Ci sono tante riflessioni personali in questo tema, ma la più importante è il mio viaggio in Africa dal dicembre al giugno del 1978. Durante questi mesi ho potuto vedere persone vivere in un altro modo, la civiltà senza industrie e senza macchine. Tra i tanti episodi (forse un giorno li scriverò, ho ancora un diario di viaggio) ricordo questo. Ero in un villaggio nel meridione del Sudan. Era un luogo rurale, le persone vivevano in capanne su pali, nella savana. Ma erano islamizzati e vestiti. Ero con degli anziani sotto un albero. A un certo punto, dalla savana, spunta un uomo. E' un bushman, un aborigeno. E' completamente nudo. Ha una lancia in mano e una rete. Nella rete ha catturato una specie di pernice. Il suo fisico è perfetto, potrebbe essere uscito dalla miglior palestra di New York. Non parla la lingua del villaggio, ma a gesti fa capire che vuole vendere la pernice. Gli altri ridono, dall'alto della loro civiltà. Alla fine gli danno qualche moneta e lui gli dà la sua preda. Non dimenticherò mai, per tutta la vita, l'espressione di quest'uomo, che guarda la pernice, poi guarda le monete nel palmo della sua mano, poi guarda gli anziani, che lo prendono in giro, poi improvvisamente si rende conto che non sa dove mettere i soldi. Perché se sei nudo non ha le tasche. A quel punto gli anziani capiscono e si scompisciano dalle risate, come solo gli africani sanno fare. Non del tutto convinto del suo impatto con la civiltà, l'uomo del bush si allontana e ogni tanto guarda le monete. La storia della civilizzazione degli hyarta è legata a questa esperienza. In questo capitolo appare uno dei giochi che si trovano nel romanzo, la pseka, gioco tipico degli hyarta. Ecco, se un designer avesse voglia di disegnare questo gioco (che andrebbe inventato, regole e tutto) mi piacerebbe... LIBRO II, Capitolo 15
Stylg inizia a mettersi nei guai. Come vedremo in seguito, è una sua dote personale. In questo caso è una questione amorosa. O meglio, lui pensa che sia così. Un capitolo picaresco. LIBRO II, Capitolo 14
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Listening Brian Eno e Robert Fripp, (No Pussyfooting), 1973, uno dei migliori dischi di pop elettronico, secondo me, fatto con due registratori da Eno e la chitarra di Fripp (King Crimson, per chi non sa). Due brani di circa 15' l'uno, uno per lato del vinile. Soft Machine, Third ( 1970, Columbia). Robert Wyatt qui con Elton Dean, un gruppo mitico inglese, di Canterbury, che mescolava pop, jazz e elettronica. Musica... Bob Dylan, Love and Theft 2001. Come cantare fumando un numero spropositato di sigarette. Reading Ho appena letto Tibet. Mito e storia, di Pietro Angelini, Viterbo, Stampa Alternativa, 2008. Veramente un bellissimo testo di storia. Serio ma piacevole come un romanzo. Perché si può fare storia scientificamente e piacevolmente. Beh, leggete Decadenza e caduta dell'impero romano di Edward Gibbon, se non ci credete. Dopo questo libro le questioni attuali sul Tibet vi appariranno in un'altra luce, molto più chiara. Proprio in questi giorni, a Daramsala, si è tenuta una riunione cruciale per l'avvenire del Paese delle Nevi e del XIV Dalai Lama. Watching Film...
Un periodico online in cui si parla di Rimini e del resto del mondo. Qui trovate dei miei articoli, ma anche molto di meglio. Il Pasquino
Il sito di un altro amico e collega semiotico. Salvatore Zingale
Il blog di un amico, assaggiatore e viaggiatore dal consiglio affidabile. Michele Marziani, appunti di viaggio
Il blog di Giovanna Cosenza, il mio specchio astrologico rovesciato. DIS.AMB.IG.UANDO
La prima rivista di semiotica italiana online Ocula
10/03/2010 @ 9.23.57
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