1001 Stella, romanzo di fantascienza in costruzione
Oh musa, aiutami. Proteggi la mia impresa!
I. Lyta sogna il serpente
La sensazione era opprimente. Il calore la
stava soffocando. La lingua si muoveva a fatica nella bocca inaridita.
Invece della saliva, polvere. La pelle le bruciava. La terra sulla
quale d'improvviso si accorse di giacere, era secca, dura.
Era nuda, distesa sulla schiena. Il suo corpo era immobile e, per
quanto tentasse, non riusciva a spostarlo. Era inerte. Non riusciva
neppure a sollevare il capo, come se la nuca fosse incollata al suolo.
Le gambe erano di piombo, le braccia distese lungo i fianchi. Solo
con un sforzo estremo, smaniando, riuscì a muovere le dita di qualche
millimetro, ma ne restà stremata e ansimante.
Tentò di piegare il capo, e un peso terribile, di colpo, le torse
il collo e le schiacciò la tempia sinistra al suolo. Seppe che non
sarebbe più tornata nella posizione di partenza. La terra ardente
e scabra le bruciava la guancia.
Il Serpente d'oro le si avvicinò: era grosso come un braccio e aveva
pupille come rubini, rosse, sfavillanti. Saettò una lingua nera e
lucida, biforcata, e una vibrazione sorda percorse il mondo d'incubo.
Subito dopo la testa del Serpente le toccò il piede, la toccò proprio
cotto l'arco plantare. Il contatto la spaventò, ma era freddo, freddo
come ghiaccio, o meglio, come metallo gelato, e il freddo le recava
sollievo. Sentì il gelo percorrerle i nervi. Irrigidì la schiena:
la corrente gelida saettò lungo tutto il midollo spinale fino al cervello
e lì accese un lampo luminoso, divampò e si spense.
Quando si riebbe, sentì ancora il serpente, ma non riusciva a vederlo,
perché era fuori del suo campo visivo e non poteva spostare il capo.
Sentì che stava attorcendo le spire attorno alla sua gamba sinistra,
e sentì i cerchi gelidi, che scorrevano lenti. Provò un brivido, ma
non più paura. Solo freddo.
La testa del Serpente le strisciò lungo l'interno della coscia e improvvisamente
(le parve ora così evidente) capì dove era diretto.
Si stupì di non provarne paura.
Pensò solo a come sarebbe stato strano sentire dentro di sé una cosa
così gelida. Provò una strana eccitazione. Sentì che si stava bagnando.
Il muso del Serpente, con delicatezza, le sfiorò le labbra esterne,
ed era così freddo da bruciare.
Pian piano le aprì, e aprì le labbra interne.
Era bagnata ma, come l'onda di gelo del Serpente la toccava, si sentiva
congelare, e perdeva ogni sensazione. Ora ebbe davvero paura, ma era
immobilizzata. affascinata, persa.
La lingua del serpente le sfiorò il clitoride, e il gelo le gettò
un'onda addosso, quasi un orgasmo di ghiaccio, che cancellò ogni sensibilità.
Sentiva solo la penetrazione lenta, continua, dell'animale gelido,
che avanzava dentro di lei.
Il Serpente la penetrò fino in fondo, e fece della sua vagina una
tubo di ghiaccio. Poi, bruscamente, si ritrasse.
Lyta seppe che era uscito perché lo ebbe di nuovo nel suo campo visivo.
'Laggiù' non sentiva più nulla.
Le venne da piangere, e la gola le si strinse. Il Serpente fissò i
suoi occhi di rubino negli occhi di lei ed ecco che si sentì sprofondare,
il mondo rovente si dissolse, restò in alto, scomparve. Ora non vedeva
più con gli occhi, le sembrò di vedere direttamente con la mente,
le apparve una porta chiusa, e poi la porta si aprì in un silenzio
assoluto, abissale, e dalla porta un'esplosione di luce, in silenzio,
un mare di luce la ricopriva, la sollevava, la travolgeva.
La sua coscienza vi si perse.